Il 12 Febbraio 2016 si è svolto a L’Avana il primo incontro del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia con il Papa, incontro che era all’ordine del giorno delle relazioni tra le due Chiese già da 20 anni. Il metropolita Hilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento di le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, in quest’intervista rilasciata a “Interfax-Religion”, fa un bilancio dell’incontro e spiega se esso potrà aiutare a risolvere i problemi aperti tra le due Chiese, se si debba temere un riavvicinamento con i cattolici, se si possano prevedere una visita del Papa in Russia e del patriarca a Roma.

 

– Eminenza, come valuta i risultati dell’incontro del Patriarca Kirill con Papa Francesco?

– E’ stato detto molto del fatto che questo è il primo incontro nella storia, che un tale incontro non c’è mai stato. Ma credo che la cosa più importante stia nel contenuto dell’incontro. Naturalmente, fa piacere vedere il Papa e il Patriarca insieme, che parlano in un ambiente fraterno, sorridendo l’uno all’altro. Ma la cosa più importante è il contenuto sostanziale della riunione, che si riflette pienamente nella dichiarazione congiunta firmata dal Papa e dal Patriarca. Credo che la dichiarazione resterà ancora a lungo come un faro, che servirà da orientamento per le due tradizioni cristiane, ortodossa e cattolica.

Nella dichiarazione sono state dette parole importanti, sul Vangelo come base comune per i fedeli d’Oriente e d’Occidente, e su come mettere in pratica i comandamenti evangelici nelle condizioni della vita moderna. Questa dichiarazione è una guida, un vademecum per l’azione.

 

– Quanto questo evento storico potrà aiutare a risolvere il problema principale nelle relazioni tra le due Chiese, quello dei greco-cattolici in Ucraina?

– I giorni scorsi i media hanno diffuso la reazione dell’arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina alla dichiarazione comune del Papa e del Patriarca. E’ stata una reazione molto negativa, molto offensiva, non solo per noi, ma anche per il Papa. Queste dichiarazioni dimostrano che la dirigenza della Chiesa greco-cattolica ucraina resta fedele, come si dice, al suo solito repertorio. Non sono disposti ad ascoltare non solo la voce del nostro Patriarca, ma anche la voce del Papa.

Hanno la loro agenda politicizzata, i loro clienti che pongono loro dei compiti concreti, e loro fanno quanto viene loro richiesto, e anche il Papa non ha alcuna autorità per loro.

 

– Che passi comuni si possono fare per trovare un’intesa coi greco-cattolici? Forse si potrebbe costituire una commissione mista della Chiesa russa con la Chiesa cattolica?

– L’idea di creare una sorta di commissione che aiuti a risolvere il problema dell’uniatismo, effettivamente, esiste. Ma è difficile immaginare i compiti specifici di questa commissione, soprattutto considerando l’atteggiamento dei capi della chiesa greco-cattolica.

All’inizio degli anni ‘90, è stata creata una commissione quadripartita per risolvere i problemi concreti, pratici, di convivenza tra ortodossi e greco-cattolici in Ucraina occidentale. Ma i greco-cattolici sono usciti in maniera unilaterale da questa commissione, non hanno voluto parteciparvi. Penso che questo sia dovuto al fatto che loro non vogliono percorrere quel cammino che il Papa e il Patriarca ci indicano nella loro dichiarazione congiunta.

Il percorso che propongono il Papa e il Patriarca è un percorso di cooperazione in quelle aree in cui tale cooperazione è possibile. E’ un cammino di rinuncia alla concorrenza e di passaggio a un rapporto fraterno. Ma i greco-cattolici non vogliono questo. La loro retorica è aggressiva, ostile, sfrontata, ed è in netto contrasto non solo con il contenuto della dichiarazione, ma anche con il suo stile, con il suo messaggio pastorale, con quello spirito di riconciliazione che emana dalla dichiarazione.

 

– Un tema che interessa particolarmente i giornalisti: dobbiamo aspettarci una visita del pontefice in Russia?

– Questo argomento non è stato discusso nella riunione del Papa e del Patriarca. Forse è un argomento che interessa molti, ma non ho avuto l’impressione che interessi il Papa. Per lo meno, non se ne è parlato nell’incontro. Per ora non si parla di una venuta del Papa a Mosca, o del Patriarca a Roma. Si parla invece del fatto che dobbiamo far crescere la cooperazione, approfondire la comprensione reciproca, cercare di superare nel più breve tempo possibile il negativo che si è accumulato nei rapporti tra ortodossi e cattolici, e lavorare per la convergenza a livello dei cuori e delle menti. E poi il tempo ci farà vedere come agire. Credo che, quando le condizioni saranno mature per un altro incontro, allora decideremo quando e dove farlo.

 

– Prevedono le due Chiese di sviluppare scambi a livello di pellegrinaggi?

– Nel corso della riunione del Papa col Patriarca è stato detto che dobbiamo essere più aperti gli uni agli altri per quanto riguarda i pellegrinaggi. Ad esempio, ogni giorno c’è un notevole flusso di pellegrini ortodossi a Bari, per le reliquie di San Nicola. E anche i santuari ortodossi sono visitati da pellegrini della Chiesa cattolica. Ma possiamo intensificare questi due flussi, perché è molto importante che le persone si incontrino, e gli uni possano avere accesso ai luoghi santi che si trovano nel territorio degli altri.

 

– E’ possibile che siano portate in Russia da Roma le reliquie degli apostoli Pietro e Paolo, o quelle di San Giacomo dalla Spagna?

– Penso che sia del tutto possibile. E penso che se le reliquie dei santi che sono venerati nella nostra Chiesa e sono custodite dai cattolici, saranno portate in Russia, i nostri fedeli ne saranno molto contenti. Naturalmente, è possibile anche il movimento inverso, cioè, che reliquie della Chiesa ortodossa russa possano essere portate per qualche tempo in Occidente, in modo che i fedeli della Chiesa cattolica le possano venerare.

 

– Le pare che questo sia possibile in un futuro non troppo lontano?

– Mi auguro che il primo scambio di reliquie si realizzi già nel corso di quest’anno.

 

– Come difenderanno ora i valori morali tradizionali le due Chiese?

– Per quanto riguarda la tutela dei valori morali tradizionali, in questo ci troviamo in piena unità con la Chiesa cattolica. Noi capiamo il matrimonio come unione tra un uomo e una donna per la nascita e la crescita dei figli. Crediamo che occorra proteggere la vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. Siamo contrari all’aborto. E parole molto forti sono state espresse nella dichiarazione congiunta in difesa della vita, a tutela del diritto di ogni persona alla vita. Credo che in questi settori dovremo rafforzare la nostra cooperazione.

 

– I giorni scorsi è stato reso noto che il Nunzio apostolico in Russia, monsignor Ivan Jurkovic, sarà trasferito da Mosca a Ginevra. Ha qualcosa a che fare questa decisione con l’incontro del Patriarca col Papa? Si sa chi sarà il prossimo Nunzio in Russia?

– Non sappiamo chi sarà il prossimo Nunzio. Il fatto che l’arcivescovo Ivan Jurkovic sia stato nominato a Ginevra, io l’ho appreso dai media. La nomina dei nunzi è un affare interno del Vaticano, del Vaticano come Stato. Il Nunzio Apostolico è l’ambasciatore del Vaticano presso un altro Stato. Perciò la nomina dei nunzi non è una questione che riguarda i rapporti tra le Chiese.

Non si deve in nessun caso interpretare questa nomina come dovuta a una nostra scontentezza nei confronti del Nunzio attualmente in carica. Al contrario, noi abbiamo avuto un ottimo rapporto con il Nunzio Ivan Jurkovic, come con il suo predecessore. Non abbiamo alcuna rimostranza nei suoi confronti e gli siamo grati per la cooperazione costruttiva. Credo che la sua nomina sia dovuta unicamente al ritmo secondo cui i nunzi, come gli altri ambasciatori, vengono sostituiti, dopo aver prestato servizio in una sede, generalmente, per quattro anni. Solo un paio di giorni prima della nostra partenza per L’Avana, il Nunzio Ivan Jurkovic è stato ospite della trasmissione televisiva che conduco, e abbiamo avuto una bella chiacchierata. Avevo sentito dire che si stava preparando la sua nomina da qualche parte, ma non ho avuto la possibilità di chiederglielo.

 

– Alcuni ortodossi hanno paura di un riavvicinamento con i cattolici, vedendo in questo il pericolo di una completa fusione delle Chiese ortodossa e cattolica. Cosa può dire a queste persone?

– Prima di tutto, vorrei consigliare loro di leggere con attenzione la dichiarazione del Papa e del Patriarca, che fa vedere quali sono stati i temi della conversazione. Non c’è stato alcun tentativo di riavvicinamento dottrinale e non si è discusso di nessuna questione dogmatica o teologica. E anche ora, questo tipo di discussioni non sono all’ordine del giorno. La dichiarazione inizia con la considerazione che la perdita dell’unità chiestaci da Dio infrange il comandamento di Cristo, espresso nella sua ultima preghiera, la preghiera sacerdotale: “Che tutti siano uno”. Purtroppo, i cristiani non sono stati in grado di mantenere questa unità, i cristiani d’Oriente e d’Occidente sono divisi e non condividono l’Eucaristia.

Ora però non si tratta di superare questa divisione, ma di imparare a vivere e agire nel mondo non come rivali, ma come fratelli, a proteggere insieme quei valori che per noi sono comuni, a predicare insieme il Vangelo, a testimoniare a tutti la verità di Dio. E questo è ciò che possiamo fare insieme oggi. Mi sono piaciute le parole che Raul Castro ha detto al Patriarca Kirill, quando il patriarca si è riferito all’imminente incontro con il Papa. Il presidente Raul ha citato un proverbio che dice che qualsiasi viaggio, anche il più lungo, comincia con il primo passo. Questo primo passo è stato fatto, e ora spero che su questa lunga strada i fedeli delle due tradizioni si metteranno a camminare insieme, senza dover fare nessun compromesso con la propria coscienza, senza compromessi dottrinali, ma difendendo quello che per noi è comune.