{"id":18726,"date":"2010-05-23T01:10:13","date_gmt":"2010-05-22T21:10:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mospat.ru\/?p=18726"},"modified":"2010-05-23T01:10:21","modified_gmt":"2010-05-22T21:10:21","slug":"italiano-presentazione-del-volume-di-sua-santita-kirill-%e2%80%9cliberta-e-responsabilita-alla-ricerca-dell%e2%80%99armonia-dignita-dell%e2%80%99uomo-e-diritti-della-persona%e2%80%9d-milano-unive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/2010\/05\/23\/news18726\/","title":{"rendered":"Presentazione del volume di Sua Santit\u00e0 Kirill \u201cLibert\u00e0 e responsabilit\u00e0: alla ricerca dell\u2019armonia. Dignit\u00e0 dell\u2019uomo e diritti della persona\u201d Milano, Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore \u2013 17 maggio 2010"},"content":{"rendered":"<p><strong>Condotti dallo Spirito\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Saluto anzitutto con viva cordialit\u00e0 le numerose e illustri autorit\u00e0  qui<\/p>\n<p>presenti. Desidero poi ringraziare personalmente tutti coloro che in  questa<\/p>\n<p>mattinata mi hanno offerto una serie di significative e gradite  opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec l\u2019opportunit\u00e0 di assistere alla Divina Liturgia celebrata, nella<\/p>\n<p>Basilica del nostro grande e santo patrono Ambrogio, da Vostra  Eminenza il<\/p>\n<p>Metropolita Hilarion, che ho avuto la gioia di incontrare per la  prima volta e di<\/p>\n<p>conoscere nella sua importante responsabilit\u00e0 di Presidente del  Dipartimento<\/p>\n<p>delle Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca.<\/p>\n<p>L\u2019opportunit\u00e0 poi di leggere con grande piacere i discorsi e gli  interventi<\/p>\n<p>di Sua Santit\u00e0 Kirill, il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie,  pubblicati \u2013<\/p>\n<p>grazie alla curatela di Pierluca Azzaro \u2013 dalla <em>Libreria Editrice  Vaticana<\/em><\/p>\n<p>congiuntamente con <em>Sofia: Idea Russa d\u2019Europa. Centro di Alti  Studi di<\/em><\/p>\n<p><em>Documentazione<\/em>: un\u2019iniziativa, questa, di evidente portata  ecumenica, che mi<\/p>\n<p>ha fatto rivivere gli incontri fraterni e le affabili conversazioni  che ho avuto con<\/p>\n<p>Kirill, allora Metropolita, a Milano in Arcivescovado e in occasione  della mia<\/p>\n<p>visita a Mosca, ove mi recai nel settembre 2007, invitato, grazie  anche al suo<\/p>\n<p>interessamento, dal suo predecessore il Patriarca Alessio II.<\/p>\n<p>L\u2019opportunit\u00e0 infine di prendere ora la parola in occasione di questa<\/p>\n<p>\u201cpresentazione\u201d del libro, che avviene nella prestigiosa sede  dell\u2019Universit\u00e0<\/p>\n<p>Cattolica alla presenza del Magnifico Rettore che ha accolto e  promosso questa<\/p>\n<p>iniziativa e \u2013 aggiungo con ulteriore motivo di apprezzamento &#8211; nella  nostra<\/p>\n<p>citt\u00e0 di Milano, dove da anni la Chiesa Ambrosiana, in dialogo con le  altre<\/p>\n<p>Chiese cristiane, promuove cammini ecumenici e guarda con particolare<\/p>\n<p>attenzione e simpatia alla grande spiritualit\u00e0 dell\u2019Ortodossia e  della santa<\/p>\n<p>Russia.<\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p><em>Aspetti originali e sensibilit\u00e0 vicine<\/em><\/p>\n<p>Il titolo dato alla pubblicazione <em>Libert\u00e0 e responsabilit\u00e0: alla  ricerca<\/em><\/p>\n<p><em>dell\u2019armonia. Dignit\u00e0 dell\u2019uomo e diritti della persona <\/em>definisce  non solo i<\/p>\n<p>contenuti del pensiero dell\u2019Autore espressi in questa raccolta di  interventi<\/p>\n<p>compresi tra il 2000 e il 2008, ma anche e soprattutto ricorda i  termini che<\/p>\n<p>entrano in gioco nell\u2019attuale sfida etica e culturale che le societ\u00e0  pluraliste e,<\/p>\n<p>in esse, le Chiese e le organizzazioni religiose devono affrontare.<\/p>\n<p><em>Libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 sono due termini che si richiamano a  vicenda<\/em>, in<\/p>\n<p>modo &#8211; oserei dire &#8211; imprescindibile. Non si pu\u00f2 infatti parlare di  libert\u00e0 senza<\/p>\n<p>responsabilit\u00e0 e viceversa. La ricerca poi della loro <em>armonia<\/em>,  nel pensiero di<\/p>\n<p>Kirill, \u00e8 condotta in modo originale e, nello stesso tempo, secondo  la tipica<\/p>\n<p>visione spirituale e culturale dell\u2019Ortodossia russa, che si  caratterizza per un<\/p>\n<p>approccio sinfonico alla realt\u00e0. \u00c8 il tentativo di tenere insieme la  modernit\u00e0<\/p>\n<p>delle questioni con la tradizione della Chiesa Ortodossa.<\/p>\n<p>In Kirill \u00e8 ricorrente <em>la preoccupazione per l\u2019Europa<\/em>, verso  la quale egli<\/p>\n<p>vorrebbe che le Chiese fossero pi\u00f9 impegnate per darle un\u2019anima.  Anche se<\/p>\n<p>non fa parte dell\u2019Unione Europea, la Russia appartiene all\u2019Europa per  quanto<\/p>\n<p>concerne la sfera del diritto e, ancor prima, per la sua storia e la  sua cultura.<\/p>\n<p>Kirill infatti concepisce l\u2019Europa \u201c<em>come fenomeno culturale e  spirituale unico nel<\/em><\/p>\n<p><em>suo genere, formatosi nei secoli e che nei nostri giorni ha subito  radicali<\/em><\/p>\n<p><em>cambiamenti<\/em>\u201d (p. 146). \u201c<em>Il nostro grande timore \u2013 <\/em>egli  affermava a Vienna nel<\/p>\n<p>maggio 2006 \u2013 <em>consiste nel fatto che l\u2019Europa, una volta perduto  il legame con il<\/em><\/p>\n<p><em>Cristianesimo, possa, in ultimo, arrivare a forme di violenza  morale o addirittura<\/em><\/p>\n<p><em>fisica sulla persona\u2026 La storia della Russia del XX secolo deve  servire da<\/em><\/p>\n<p><em>ammonimento per l\u2019Europa moderna\u2026 Il secolarismo, lo strappo dalle  proprie<\/em><\/p>\n<p><em>radici spirituali, rappresenta dunque un grave pericolo per  l\u2019esistenza della<\/em><\/p>\n<p><em>civilt\u00e0 europea\u201d <\/em>(p. 149)<em>.<\/em><\/p>\n<p>Vorrei sottolineare che <em>la visione di Kirill nasce nell\u2019alveo di  una<\/em><\/p>\n<p><em>singolare esperienza, <\/em>quella che il popolo russo ha subito e  sofferto in settanta<\/p>\n<p>anni di ateismo liberticida. Attualmente la Russia vive una stagione  di<\/p>\n<p>rifioritura della propria tradizione ortodossa e della vita civile.  In Russia si sta<\/p>\n<p>anche cercando un\u2019inedita collaborazione tra Chiesa e Stato nel  ripensare in<\/p>\n<p>termini positivi i rapporti tra religioni e societ\u00e0. Per questo il  discorso del<\/p>\n<p>Patriarca non ha l\u2019astrattezza di chi parla da una cattedra  accademica, ma ha<\/p>\n<p>l\u2019autorevolezza e la concretezza che provengono dal suo personale  vissuto,<\/p>\n<p>dalla storia di prove e sofferenze del suo popolo, dalla ricerca e<\/p>\n<p>sperimentazione di vie nuove.<\/p>\n<p>Inoltre, troviamo alcune convergenze significative tra aspetti del<\/p>\n<p>pensiero di Kirill e sensibilit\u00e0 espresse da Papa Benedetto XVI. Gi\u00e0  durante i<\/p>\n<p>due pontificati precedenti di Giovanni Paolo II a Roma e di Alessio  II a Mosca<\/p>\n<p>erano emersi, tra il Cattolicesimo romano e l\u2019Ortodossia russa, punti  in<\/p>\n<p>comune riguardo ai temi dell\u2019etica e dell\u2019antropologia. Era infatti  l\u2019allora<\/p>\n<p>Metropolita Kirill a rappresentare la Chiesa Russa nelle sue  Relazioni esterne e<\/p>\n<p>proprio a quell\u2019epoca risalgono i suoi interventi che ora leggiamo  riuniti in<\/p>\n<p>questa pubblicazione.<\/p>\n<p>Poi, in un suo intervento del 2005, egli stesso d\u00e0 testimonianza  della<\/p>\n<p>sua intesa con il nuovo Papa: \u201c<em>Sono stato ricevuto da Papa  Benedetto XVI in<\/em><\/p>\n<p><em>udienza privata il giorno successivo alla sua intronizzazione.  Abbiamo parlato di<\/em><\/p>\n<p><em>questo: oggi la Chiesa Cattolica e la Chiesa ortodossa sono le  uniche<\/em><\/p>\n<p><em>naturalmente alleate nella dura lotta in corso che vede  contrapposti da un lato<\/em><\/p>\n<p><em>tradizione cristiana e dall\u2019altro l\u2019ideologia neoliberale  secolarizzata. Insieme ai<\/em><\/p>\n<p><em>cattolici possiamo difendere i valori cristiani. Abbiamo gi\u00e0  maturato<\/em><\/p>\n<p><em>un\u2019esperienza comune in questo senso: \u00e8 il fecondo dialogo  intrapreso nel corso<\/em><\/p>\n<p><em>della preparazione del progetto di Costituzione europea. \u00c8 in quel  frangente che<\/em><\/p>\n<p><em>abbiamo raggiunto un\u2019intesa\u201d <\/em>(pp. 107-108)<em>.<\/em><\/p>\n<p>Un\u2019intesa, questa, che ora ci auguriamo possa esprimersi, quanto<\/p>\n<p>prima, anche nell\u2019incontro solenne tra i due Primati e nell\u2019ulteriore<\/p>\n<p>collaborazione ecumenica tra le due Chiese di Roma e di Mosca.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Il problema ecumenico<\/strong><\/p>\n<p>A cent\u2019anni dall\u2019inizio del movimento ecumenico &#8211; inizio che<\/p>\n<p>convenzionalmente viene datato nel giugno 1910, in occasione  dell\u2019Assemblea<\/p>\n<p>internazionale promossa a Edimburgo dalle Societ\u00e0 missionarie  anglicane e<\/p>\n<p>riformate &#8211; \u00e8 doveroso chiedersi se le intese auspicate saranno  soltanto<\/p>\n<p>bilaterali, come <em>tra Roma e Mosca<\/em>, o potranno estendersi <em>anche  ai cristiani di<\/em><\/p>\n<p><em>altre Chiese e Confessioni. <\/em>Infatti l\u2019unit\u00e0 per la quale  Cristo ha pregato<\/p>\n<p>riguarda tutti i suoi discepoli e riguarda la nostra intelligenza del  mistero<\/p>\n<p>dell\u2019<em>Una et sancta<\/em>, che \u00e8 l\u2019intero suo Corpo, l\u2019unica sua  Chiesa.<\/p>\n<p>Nel periodo del cammino successivo a Edimburgo, le Chiese Ortodossa e<\/p>\n<p>Cattolica rimasero a lungo estranee al movimento ecumenico, che per\u00f2  \u201ca<\/p>\n<p>posteriori\u201d Giovanni Paolo II, nell\u2019enciclica <em>Ut unum sint<\/em>,  non esita a<\/p>\n<p>riconoscere come nato e progredito sotto la guida dello Spirito  Santo. E a noi<\/p>\n<p>tocca vigilare perch\u00e9 il movimento ecumenico resti <em>sotto l\u2019azione  dello Spirito <\/em>e<\/p>\n<p>non diventi iniziativa di politiche ecclesiastiche. In realt\u00e0 persino  l\u2019ideale<\/p>\n<p>dell\u2019unit\u00e0 \u00e8 esposto alla tentazione demoniaca di edificare una sorta  di Babele<\/p>\n<p>o di perseguire obiettivi mondani. Ora, <em>camminare tutti insieme <\/em>presenta  molte<\/p>\n<p>pi\u00f9 difficolt\u00e0, ma offre pi\u00f9 garanzie che ad operare sia lo Spirito.<\/p>\n<p>Come allora \u2013 mi domando \u2013 dialogare con quella parte dell\u2019ecumene<\/p>\n<p>cristiana che, in campo antropologico ed etico, ha una visione  diversa da<\/p>\n<p>quella delle nostre tradizioni cattolica e ortodossa? Come riuscire a  sentirsi<\/p>\n<p>nella comunione &#8211; che \u00e8 opera dello Spirito di Dio &#8211; anche con chi ha  un<\/p>\n<p>approccio culturale meno critico del nostro nei confronti della  modernit\u00e0 e<\/p>\n<p>della societ\u00e0 contemporanea?<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 molto complesso: personalmente non ho soluzioni o<\/p>\n<p>proposte, come forse nessuno di noi le ha. Non per questo per\u00f2  dobbiamo<\/p>\n<p>accantonarlo o procedere ignorandolo!<\/p>\n<p>La carit\u00e0 di Dio (<em>Deus caritas est<\/em>) certamente non ignora  questo<\/p>\n<p>problema e ci chiede di farlo nostro. Sarebbe libert\u00e0 senza  responsabilit\u00e0<\/p>\n<p>scegliersi i compagni di navigazione e buttare a mare quelli scomodi.  Il Signore<\/p>\n<p>Ges\u00f9 non l\u2019ha fatto neppure con chi lo rinnegava o lo tradiva. Ora,  le distanze<\/p>\n<p>tra i cristiani, che hanno opzioni etiche e culturali differenti,  sono molto<\/p>\n<p>inferiori \u2013 anzi neppure paragonabili \u2013 a quelle tra Ges\u00f9 e il suo  traditore. Non<\/p>\n<p>dimentichiamo che con l\u2019unico battesimo i cristiani si appartengono  gli uni gli<\/p>\n<p>altri e divengono responsabili gli uni degli altri. Tutti dovremo  rispondere<\/p>\n<p>davanti a Dio di che cosa abbiamo cercato o non cercato di fare, a  favore dei<\/p>\n<p>fratelli di fede, per vivere con loro una comune e condivisa fedelt\u00e0  alla sua<\/p>\n<p>Parola.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Il riferimento a Cristo<\/strong><\/p>\n<p>La fedelt\u00e0 al Cristo \u00e8 accogliere il dono del comandamento nuovo, \u00e8<\/p>\n<p>accoglierci gli uni gli altri con lo stesso amore con cui egli ci ha  accolti e amati<\/p>\n<p>(cfr. <em>Gv <\/em>13,34). \u00c8, ancora, accogliere come chiamata il suo  invito: \u201cImparate da<\/p>\n<p>me che sono mite e umile di cuore\u201d (<em>Mt <\/em>11,29). Nasce cos\u00ec la  domanda se, nei<\/p>\n<p>confronti dei nostri contemporanei e della societ\u00e0 pluralista  attuale, non<\/p>\n<p>dobbiamo cercare un <em>approccio <\/em>che sia il pi\u00f9 possibile <em>nel  segno della mitezza<\/em><\/p>\n<p><em>e dell\u2019umilt\u00e0 del Signore Ges\u00f9. <\/em>Senza mai rinunciare alla <em>parresia <\/em>di una parola<\/p>\n<p>profetica, come e quando \u00e8 lo Spirito a suggerirla, la nostra  testimonianza deve<\/p>\n<p>sempre imparare a conformarsi a quella del Cristo. Ci\u00f2 avviene nella  misura in<\/p>\n<p>cui da Dio, e non da noi, ci attendiamo la sconfitta del male e  l\u2019avvento del<\/p>\n<p>regno atteso.<\/p>\n<p>Dopo Pasqua, i discepoli domandano quale \u00e8 il tempo \u2013 se quello<\/p>\n<p>presente o uno futuro \u2013 della realizzazione del regno promesso,  ovvero di una<\/p>\n<p>societ\u00e0 giusta e perfetta nello <em>shalom <\/em>di Dio. Dal Risorto  ricevono questa<\/p>\n<p>risposta: \u201cNon spetta a voi conoscere tempi e momenti che il Padre ha<\/p>\n<p>riservato al suo potere\u2026\u201d (<em>At <\/em>1,7). Non conoscerne tempi e  momenti, ovvero le<\/p>\n<p>modalit\u00e0 del suo avvento, implica anche il fatto di non avere  adeguata<\/p>\n<p>competenza e sufficiente potere per realizzare l\u2019obiettivo: \u00e8 invece  un potere<\/p>\n<p>che compete solo alla paternit\u00e0 di Dio.<\/p>\n<p>Questa consapevolezza del proprio limite \u00e8 l\u2019umilt\u00e0 di cuore che la<\/p>\n<p>Parola chiede ai cristiani. Non comporta rassegnazione. Ges\u00f9 Cristo  ha vissuto<\/p>\n<p>l\u2019umilt\u00e0 nel suo ministero, che non \u00e8 stato certamente quello di un  rassegnato<\/p>\n<p>o di un rinunciatario. Anzi, proprio nell\u2019umilt\u00e0 della sua <em>kenosis<\/em>,  la sua carne<\/p>\n<p>umana \u00e8 stato il luogo unico e singolare della manifestazione della  gloria di<\/p>\n<p>Dio: lo Spirito infatti gli faceva compiere le opere nel nome del  Padre (cfr. <em>Gv<\/em><\/p>\n<p>5,25), non di se stesso.<\/p>\n<p>Cos\u00ec pu\u00f2 essere anche della <em>presenza della Chiesa nella societ\u00e0<\/em>:  una<\/p>\n<p>presenza senza pretese. Ci\u00f2 avviene nella misura in cui i cristiani e  le chiese<\/p>\n<p>non presumono di s\u00e9 e delle proprie possibilit\u00e0, ma sanno limitarsi a  dare con<\/p>\n<p>coraggio e generosit\u00e0 il proprio contributo convinto e sincero alla  ricerca del<\/p>\n<p>bene comune, sapendo per\u00f2 che solo a Dio compete di condurre a  compimento<\/p>\n<p>il senso della storia e confidando che il suo Spirito lo sta comunque  facendo,<\/p>\n<p>al di l\u00e0 dei nostri riscontri.<\/p>\n<p>Presenza e <em>presenza pubblica<\/em>, dunque, ma presenza <em>nella  mitezza<\/em>: \u00e8<\/p>\n<p>questa la condizione per mettersi in atteggiamento di ascolto e di  dialogo con<\/p>\n<p>qualsiasi differente identit\u00e0 religiosa o con qualsiasi alterit\u00e0  culturale. Inoltre,<\/p>\n<p>presenza cristiana nella societ\u00e0 \u00e8 quella sempre consapevole che, nei  confronti<\/p>\n<p>del potere terreno e del suo esercizio, la sequela del Cristo  comporta <em>una certa<\/em><\/p>\n<p><em>distinzione e una certa distanza, <\/em>per non scordare del tutto  n\u00e9 le sue parole \u2013<\/p>\n<p>\u201cRendete a Cesare quello che \u00e8 di Cesare e a Dio quello che \u00e8 di Dio\u201d  (<em>Mt <\/em>22,21)<\/p>\n<p>\u2013, n\u00e9 le sue scelte: \u201cGes\u00f9, sapendo che venivano a prenderlo per  farlo re, si<\/p>\n<p>ritir\u00f2 di nuovo sul monte, lui solo\u201d (<em>Gv <\/em>6,15). Proprio  interiorizzando la<\/p>\n<p>testimonianza evangelica del suo Signore, la coscienza cristiana  offrir\u00e0 alla<\/p>\n<p>societ\u00e0 un concreto e pubblico servizio, che potr\u00e0 essere apprezzato e  risultare<\/p>\n<p>fecondo.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Religioni nello spazio pubblico e necessit\u00e0 del dialogo<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019istanza pi\u00f9 volte espressa da Kirill sulla necessit\u00e0 del dialogo  tra le<\/p>\n<p>religioni, come tra le culture, presuppone l\u2019ottica del ruolo  positivo che deve<\/p>\n<p>essere riconosciuto ai rappresentanti delle organizzazioni religiose e  culturali<\/p>\n<p>da parte delle istituzioni pubbliche della societ\u00e0. Egli lo auspica  ai livelli<\/p>\n<p>nazionale e internazionale. Penso che possa valere a tutti i livelli,  anche a<\/p>\n<p>quelli intermedi e locali della vita sociale. Il problema \u00e8 di grande  attualit\u00e0 e<\/p>\n<p>importanza.<\/p>\n<p>Oggi, nel contesto del pluralismo, appare pi\u00f9 evidente di ieri che<\/p>\n<p><em>l\u2019esperienza religiosa non pu\u00f2 essere confinata nella sfera  privata<\/em>. Anzi, spesso<\/p>\n<p>viene riconosciuto come utile e imprescindibile il contributo di  sapienza e di<\/p>\n<p>discernimento che pu\u00f2 venire dalle grandi tradizioni religiose in  diversi ambiti<\/p>\n<p>del pubblico dibattito: ad esempio, sulle questioni etiche e sulle  relative norme<\/p>\n<p>giuridiche, sulla ricerca e perseguimento del bene comune, sul  governo della<\/p>\n<p>convivenza civile tra componenti sociali portatrici di identit\u00e0  religiose o<\/p>\n<p>culturali differenti.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 ogni religione porta in se stessa inevitabilmente e  giustamente<\/p>\n<p>una pretesa di assolutezza di tipo veritativo, \u00e8 necessario,  soprattutto in<\/p>\n<p>contesto di pluralismo religioso, che alle comunit\u00e0 religiose e alle  loro<\/p>\n<p>organizzazioni rappresentative lo spazio pubblico venga offerto dalle  istituzioni<\/p>\n<p>civili in modo equo e imparziale. Ci\u00f2 esige reciprocit\u00e0: il rispetto  delle loro<\/p>\n<p>autonomie da parte dello Stato e il rispetto del sistema legislativo e  delle regole<\/p>\n<p>democratiche da parte delle religioni.<\/p>\n<p><em>Lo Stato deve saper essere la casa di tutti i cittadini <\/em>\u2013  qualunque sia la<\/p>\n<p>loro fede o appartenenza religiosa e culturale, etnica e sociale \u2013, e  pertanto non<\/p>\n<p>pu\u00f2 configurarsi in senso n\u00e9 etico n\u00e9 confessionale. Suo compito \u00e8  favorire e<\/p>\n<p>valorizzare la spontanea ed autonoma presenza delle religioni e il  loro apporto<\/p>\n<p>valoriale. In democrazia si terr\u00e0 conto anche della loro reale e  differente<\/p>\n<p>consistenza storica e sociale nella vita del paese, curando tuttavia  sempre i<\/p>\n<p>diritti delle minoranze, ma armonizzandoli a quelli delle  maggioranze.<\/p>\n<p>Ora, allo scopo che le istituzioni civili si rapportino correttamente  nei<\/p>\n<p>confronti delle religioni, \u00e8 pure necessario che le loro  organizzazioni<\/p>\n<p>rappresentative si incontrino per conoscersi e ascoltarsi, per  dialogare e<\/p>\n<p>collaborare, per constatare l\u2019esistenza di principi etici comuni e  concordare<\/p>\n<p>come proporli correttamente alla vita sociale dei cittadini, ovvero  al riparo dalle<\/p>\n<p>derive del proselitismo, del fondamentalismo, dell\u2019integralismo.<\/p>\n<p>Sarebbe molto interessante che questa nostra esigenza di affrontare<\/p>\n<p>criticamente la questione delle <em>religioni nella spazio pubblico  della \u201cpolis<\/em>\u201d<\/p>\n<p>venisse confrontata \u2013 da chi si occupa di questo problema \u2013 con la  visione<\/p>\n<p>dell\u2019Ortodossia espressa da Kirill. Nella nostra citt\u00e0, che si  prepara a mettere<\/p>\n<p>sul tappeto tale questione nel 2013, in occasione del XVII centenario  del<\/p>\n<p>rescritto di Costantino impropriamente chiamato \u201ceditto di Milano\u201d,  sarebbe<\/p>\n<p>interessante che si incontrassero, in un seminario di studio,  competenti \u2013 sia<\/p>\n<p>ortodossi, sia cattolici e non \u2013 per un confronto alla luce del  proficuo dibattito<\/p>\n<p>che il libro del Patriarca Kirill certamente sollever\u00e0.<\/p>\n<p>E far pensare e far dialogare \u00e8 sempre un grande merito. \u00c8 il merito  che<\/p>\n<p>volentieri attribuiamo a questa pubblicazione.<\/p>\n<p>+ Dionigi card. Tettamanzi<\/p>\n<p><em>Arcivescovo di Milano<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>intervento di S.E. 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