{"id":111091,"date":"2014-11-09T20:10:21","date_gmt":"2014-11-09T17:10:21","guid":{"rendered":"https:\/\/mospat.ru\/?p=111091"},"modified":"2015-01-22T15:23:50","modified_gmt":"2015-01-22T12:23:50","slug":"primat-i-sobornost-s-pravoslavnojj-tochki-zreniya","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/2014\/11\/09\/news111091\/","title":{"rendered":"Primato e sinodalit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<p><em>Relazione presentata dal metropolita Hilarion di Volokolamsk al Seminario Teologico ortodosso di San Vladimir (New York) l&#8217;8 novembre 2014 in occasione dell\u2019ottenimento del titolo <\/em>honoris causa<em> di <\/em>Doctor of Divinity.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Beatitudine,<\/p>\n<p>Eminenze e Eccellenze,<\/p>\n<p>reverendi Padri, cari fratelli e sorelle,<\/p>\n<p>illustri ospiti,<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>vorrei prima di tutto esprimere la mia profonda gratitudine al Seminario Teologico di San Vladimir per avermi voluto conferire il titolo onorario di <em>Doctor of Divinity<\/em>. E\u2019 per me un grande privilegio essere stato un amico del Seminario per molti anni, aver conosciuto i suoi presidi e rettori, a cominciare da padre John Meyendorff di beata memoria, aver avuto i miei libri pubblicati dalla casa editrice del Seminario e avere collaborato col Seminario. In un tempo in cui i rapporti tra la Russia e l&#8217;America sono ancora una volta messi a dura prova, trovo particolarmente importante favorire lo sviluppo di solide relazioni tra la Chiesa ortodossa russa e l\u2019Ortodossia americana. Credo che il Seminario di San Vladimir, con la sua ampia attivit\u00e0 educativa inter-ortodossa pu\u00f2 svolgere un ruolo fondamentale nel ripristino della fiducia tra le diverse parti del globo.<\/p>\n<p>Oggi vorrei parlare del tema della sinodalit\u00e0 e del primato. Questo argomento ha acquisito particolare importanza negli ultimi anni per via del lavoro della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa. La questione \u00e8 rilevante anche per i rapporti inter-ortodossi, in particolare nel contesto della preparazione del Grande e Santo Concilio della Chiesa ortodossa. Pi\u00f9 in particolare, \u00e8 rilevante relativamente al modo in cui il primato viene esercitato oggi nella Chiesa ortodossa a livello universale: per via della situazione creatasi, i gerarchi e teologi della Chiesa Ortodossa in America non partecipano n\u00e9 al dialogo cattolico-ortodosso, n\u00e9 nella preparazione del Concilio pan-ortodosso.<\/p>\n<p>Vorrei cominciare con chiarire il significato dei termini. I termini <em>sinodalit\u00e0<\/em> o <em>conciliarit\u00e0<\/em>, sono una traduzione del russo <em>sobornost<\/em>\u2019. Questa parola, a sua volta, \u00e8 un neologismo coniato dagli slavofili ottocenteschi Kireevsky e Khomyakov per designare la comunione dei credenti in tutto il mondo in seno alla Chiesa Una. Questa comunione include sia i vivi che i morti. Secondo Kireevsky, \u201cl\u2019insieme completo dei cristiani di tutti i secoli, presente e passati, costituisce un\u2019unica unione indivisibile ed eternamente vivente dei fedeli, legati tanto dall&#8217;unit\u00e0 della coscienza, quanto dalla comunione della preghiera\u201d [1].<\/p>\n<p>In un senso pi\u00f9 stretto, il termine <em>sinodalit\u00e0<\/em>, o <em>conciliarit\u00e0<\/em>, che deriva dalla parola \u201cconcilio\u201d (<em>synodos<\/em> in greco, <em>concilium<\/em> in latino), denota \u201cun raduno di vescovi che esercitano una particolare responsabilit\u00e0\u201d. Cos\u00ec interpreta il termine la controversa dichiarazione di Ravenna della Commissione mista per il dialogo cattolico-ortodosso [2]. Il documento sostiene che la \u201cdimensione conciliare della vita della Chiesa appartiene alla sua natura pi\u00f9 profonda\u201d, e che tale dimensione \u201cdeve essere presente nei tre livelli della comunione ecclesiale, locale, regionale e universale: a livello locale della diocesi affidata al vescovo; a livello regionale di un insieme di Chiese locali con i loro vescovi che \u00abriconoscono colui che \u00e8 il primo tra loro\u00bb (Canone degli Apostoli, 34); ed a livello universale, coloro che sono i primi (<em>protoi<\/em>) nelle varie regioni, insieme con tutti i vescovi, collaborano per ci\u00f2 che riguarda la totalit\u00e0 della Chiesa. Inoltre a questo livello, i\u00a0<em>protoi <\/em>debbono riconoscere chi \u00e8 il primo tra di loro\u201d[3].<\/p>\n<p>Il termine primato in questo contesto indica la guida di una persona, che ha un grado gerarchico a ciascuno dei tre livelli di cui sopra. La dichiarazione Ravenna sostiene che primato e conciliarit\u00e0 sono reciprocamente interdipendenti [4]. Secondo il documento, \u201cNella storia dell\u2019Oriente e dell\u2019Occidente, almeno fino al IX secolo, e sempre nel contesto della conciliarit\u00e0, era riconosciuta una serie di prerogative, secondo le condizioni dei tempi, per il\u00a0<em>protos<\/em><em>\u00a0<\/em>o\u00a0<em>kephale<\/em>, in ciascuno dei livelli ecclesiastici stabiliti: localmente, per il vescovo in quanto\u00a0<em>protos<\/em>\u00a0della sua diocesi rispetto ai suoi presbiteri e ai suoi fedeli; a livello regionale, per i\u00a0<em>protos<\/em><em>\u00a0<\/em>di ciascuna metropoli rispetto ai vescovi della sua provincia, e per il\u00a0<em>protos<\/em><em>\u00a0<\/em>di ciascuno dei cinque patriarcati rispetto ai metropoliti di ciascuna circoscrizione; e universalmente, per il vescovo di Roma come\u00a0<em>protos<\/em>\u00a0tra i patriarchi\u201d[5].<\/p>\n<p>Il documento di Ravenna non fa menzione di alcuna differenza nell\u2019ecclesiologia tra ortodossi e cattolici; in tal senso esso \u00e8 fuorviante. Dopo aver parlato del modo in cui la Chiesa \u00e8 organizzata amministrativamente nella tradizione occidentale e in quella orientale, il documento non menziona da nessuna parte che si tratta di due diversi modelli di amministrazione della Chiesa: uno centralizzato e basato sulla percezione della giurisdizione universale del Papa; l&#8217;altro decentrato e basato sulla nozione della comunione delle Chiese locali autocefale.<\/p>\n<p>Il documento di Ravenna tenta di presentare le strutture ecclesiali di entrambe le tradizioni, come quasi identiche a tutti e tre i livelli. Tuttavia, se esiste una notevole similarit\u00e0 riguardo al livello locale (diocesano), vi \u00e8 per\u00f2 una differenza enorme tra Oriente e Occidente su come le strutture ecclesiali sono formate ai livelli regionale e universale. Nella tradizione ortodossa, a livello regionale, o meglio a livello di una Chiesa autocefala, c&#8217;\u00e8 un sinodo e un primate con prerogative chiare. Nella Chiesa cattolica non c&#8217;\u00e8 primato a livello regionale. Chi, per esempio, \u00e8 il primate della Chiesa cattolica in Polonia? E &#8216;il metropolita di Gniezno, che ha il titolo onorifico di \u201cprimate\u201d, ma non esercita alcun primato? O \u00e8 il presidente della Conferenza episcopale, che cambia a rotazione ogni quattro anni? O \u00e8 uno dei cardinali pi\u00f9 anziani? In effetti, le Conferenze Episcopali cattoliche che sono state costituite di recente possono solo molto lontanamente essere confrontate ai Sinodi delle Chiese ortodosse locali.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 infatti un solo primato nella Chiesa cattolica, quello del papa. Questo primato si crede che sia istituito di <em>jure divino<\/em> e che proceda direttamente dal primato di San Pietro in seno al collegio degli apostoli. E\u2019 il papa che conferma le decisioni dei concili, sia locali che universali, \u00e8 lui che d\u00e0 il proprio accordo ad ogni nomina episcopale e che incarna la pienezza del potere ecclesiale. Un tale primato non \u00e8 mai esistito nella tradizione ortodossa, anche se c&#8217;\u00e8 una <em>taxis<\/em> (ordine) stabilita, in base alla quale uno dei primati gode del primo posto.<\/p>\n<p>Nessuna di queste evidenti differenze \u00e8 menzionata nella dichiarazione di Ravenna, che \u00e8 stata adottata nel 2007 senza il consenso e in assenza della delegazione della Chiesa ortodossa russa. Il documento ha ignorato le critiche espresse dai rappresentanti del Patriarcato di Mosca nel dialogo durante il processo di elaborazione. Dopo Ravenna, la Commissione mista per il dialogo cattolico-ortodosso ha continuato a esplorare il tema del primato e della sinodalit\u00e0 nelle riunioni plenarie, a Vienna nel 2010 e ad Amman nel 2014, cos\u00ec come in diverse riunioni dei comitati di coordinamento e redazione tra il 2008 e il 2013. Dopo aver lavorato sulla questione per sette anni, la Commissione non \u00e8 ancora stata in grado di produrre alcun documento che soddisfi tutti i membri.<\/p>\n<p>La Commissione ha cercato di affrontare la questione del primato da entrambe le prospettive, storica e teologica. In particolare, si \u00e8 cercato di porre la questione del primato nel contesto della teologia trinitaria. Si \u00e8 sostenuto che la Santissima Trinit\u00e0 \u00e8 immagine sia del primato che della conciliarit\u00e0, poich\u00e9 in essa vi \u00e8 la monarchia di Dio Padre, ma anche la comunione delle tre Persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo. Alcuni teologi sono arrivati al punto di insistere sul fatto che c&#8217;\u00e8 una \u201cgerarchia\u201d tra le tre Persone, trovando in ci\u00f2 sostegno in alcuni passi di San Basilio Magno che parla di una taxis (ordine) nella Trinit\u00e0. Si \u00e8 sostenuto che questo ordinamento, o gerarchia, dovrebbe riflettersi nella struttura amministrativa della Chiesa ai tre livelli: locale, regionale e universale.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il livello locale, \u00e8 stato fatto un riferimento a sant&#8217;Ignazio di Antiochia, che apparentemente conferma queste idee. Si tratta del famoso passo: \u201cCome Ges\u00f9 Cristo segue il Padre, seguite tutti il vescovo e i presbiteri come gli apostoli; venerate i diaconi come la legge di Dio\u201d[6]. Qui il vescovo diocesano \u00e8 confrontato con Dio Padre, ed i fedeli sono chiamati a essere obbedienti a lui nello stesso modo in cui Ges\u00f9 \u00e8 stato obbediente al Padre. L&#8217;argomento di S. Ignazio, tuttavia, chiaramente non apparteneva al campo della speculazione teologica, n\u00e9 Ignazio intendeva proiettare il modello trinitario sul livello locale dell&#8217;amministrazione della Chiesa (non si fa qui menzione dello Spirito Santo). Piuttosto egli qui si interessa della questione dell\u2019ordine ecclesiastico, e insiste sulla centralit\u00e0 del vescovo nella chiesa locale.<\/p>\n<p>Il confronto col modello trinitario \u00e8 ancor meno convincente quando si passa dal livello diocesano a quello che la dichiarazione di Ravenna chiama livello &#8216;regionale&#8217; (cio\u00e8 di un gruppo di diocesi sotto la direzione di uno stesso metropolita o patriarca). La collaborazione tra il metropolita (o Patriarca) e gli altri vescovi \u00e8 descritta nel canone Apostolico 34:<\/p>\n<p>\u201cI vescovi di ciascuna\u00a0<em>nazione<\/em><em>\u00a0<\/em>(<em>ethnos<\/em>)<em>\u00a0<\/em>devono conoscere [chi \u00e8] il primo (<em>protos<\/em>) tra di loro e prenderlo come il capo (kephale), e non fare alcunch\u00e9 di importante senza il suo parere (<em>gnome<\/em>),<em>\u00a0<\/em>e ciascuno operi solo in merito a cose riguardanti la propria circoscrizione (parikia) e i territori<em>\u00a0<\/em>che ne dipendono; ma neppure quello [<em>il primo<\/em>\u00a0o\u00a0<em>capo<\/em>] faccia qualcosa, senza il parere di tutti: cos\u00ec ci sar\u00e0 concordia (homonoia) e sar\u00e0 glorificato Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo\u201d.<\/p>\n<p>Alcuni hanno sostenuto, sulla base di questa glorificazione della Trinit\u00e0, che la struttura amministrativa della Chiesa a livello regionale riflette anch\u2019essa (o dovrebbe riflettere) la comunione tra le Persone divine della Trinit\u00e0. Il testo del canone, tuttavia, non consente affatto un tale confronto: si tratta piuttosto del consenso, o dell&#8217;armonia, che regna fra le tre ipostasi della Trinit\u00e0, che \u00e8 portata qui come un esempio che i vescovi dovrebbe seguire al livello regionale. Per quanto riguarda la glorificazione trinitaria in s\u00e9, essa \u00e8 simile a molti altri inni di lode che concludono testi canonici, dogmatici e liturgici, e non ha certo lo scopo di stabilire alcun confronto diretto tra le ipostasi della Santissima Trinit\u00e0 e i diversi livelli della gerarchia ecclesiastica.<\/p>\n<p>Nel XV secolo il grande riformatore della vita monastica in Russia, San Sergio di Radonezh, ha dedicato il suo monastero alla Santissima Trinit\u00e0, usando l\u2019immagine della comunione delle tre divine Ipostasi come modello di unit\u00e0 e concordia per la sua fraternit\u00e0 monastica. Uno dei discepoli di San Sergio, Sant&#8217;Andrea Rublev, dipinse una famosa icona che \u00e8 diventata un esempio classico di incarnazione iconografica di un importante concetto morale e teologico. A differenza di molte altre icone, quest\u2019immagine non fa riferimento all\u2019innografia liturgica. La rappresentazione segue il modello tradizionale conosciuto fin da tempi remoti (in particolare, dalla realizzazione dei mosaici di Ravenna, nel V secolo), secondo il quale i tre viandanti che sono apparsi ad Abramo simboleggiano la Santissima Trinit\u00e0. Questi viandanti sono rappresentati sotto forma di angeli, di cui uno \u00e8 sempre nel mezzo.<\/p>\n<p>Nell\u2019iconografia pi\u00f9 antica, l&#8217;angelo seduto in mezzo era di solito identificato con Dio Figlio, mentre gli altri due personaggi erano interpretati come angeli che lo accompagnano. Anche nell\u2019icona di Rublev la figura centrale, con grande probabilit\u00e0, deve essere identificata con il Figlio di Dio, ma le altre due figure sembrano rappresentare le altre due Persone della Trinit\u00e0. Le opinioni degli studiosi moderni divergono relativamente all\u2019interpretazione della figura centrale: alcuni tendono ad identificarla con il Padre, basandosi sul fatto che la Prima Persona della Trinit\u00e0 deve occupare il posto centrale nella composizione.<\/p>\n<p>A me sembra che Sant&#8217;Andrea Rublev non ha deliberatamente voluto spiegarci con quale Persona della Trinit\u00e0 debba essere identificata ognuna delle figure. La sua icona descrive in modo sorprendente il mistero di tri-unit\u00e0 senza entrare in ulteriori dettagli. E\u2019 la concordia delle Persone della Santissima Trinit\u00e0 ad essere ritratta in questa bella icona, e non la \u201cstruttura\u201d del Dio Uno e Trino che, essendo semplice e indiviso, certamente non ha in se stesso alcuna struttura o suddivisione.<\/p>\n<p>La sinodalit\u00e0 o conciliarit\u00e0 che esiste nella Chiesa e ha la sua precipua espressione nell&#8217;istituzione dei sinodi o concili, pu\u00f2 veramente essere confrontata con l&#8217;armonia e la concordia che regna tra le Persone della Trinit\u00e0. Non si dovrebbe, tuttavia, andare oltre nel tentativo di confrontare le strutture ecclesiali umane con la comunione trinitaria divina. N\u00e9 \u00e8 opportuno interpretare l\u2019interrelazione tra primato e sinodalit\u00e0 nella Chiesa mediante analogie trinitarie e, a questo riguardo, fare riferimento al &#8216;primato&#8217; del Padre in relazione al Figlio e allo Spirito Santo.<\/p>\n<p>La dichiarazione di Ravenna parla dei tre livelli di amministrazione della chiesa, dando implicitamente per scontato che ci\u00f2 che \u00e8 vero per un livello possa essere automaticamente trasferito ad un altro livello. Ci\u00f2, tuttavia, \u00e8 molto discutibile. E\u2019 stata proprio la confusione tra i tre livelli di amministrazione della Chiesa nel documento di Ravenna, e il tentativo di trasferire gli argomenti relativi a un livello su un altro, ad aver spinto la Commissione sinodale biblica e teologica del Patriarcato di Mosca ad intraprendere uno studio approfondito della questione del primato nella Chiesa universale. Come risultato di questo studio, \u00e8 stato redatto un documento, approvato dal Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa il 26 dicembre 2013 [7].<\/p>\n<p>Fin dal suo inizio,il documento indica che il primato, a ciascuno dei tre livelli della Chiesa, ha fonti diverse. La fonte del primato di un vescovo nella sua diocesi \u00e8 la successione apostolica trasmessa attraverso la consacrazione episcopale. La fonte del primato a livello dei raggruppamenti regionali di diocesi \u00e8 \u201cl&#8217;elezione del vescovo primate da parte di un Concilio (o Sinodo), che gode della pienezza del potere ecclesiastico\u201d. A livello universale, esiste un primato d&#8217;onore che si basa sui sacri dittici, vale a dire l&#8217;ordine ufficiale delle Chiese, stabilito dal Concili ecumenici [8].<\/p>\n<p>In secondo luogo, il documento di Mosca indica che il primato ha una natura diversa ai tre livelli della Chiesa. Il primato del Vescovo diocesano \u00e8 chiaramente basato su solidi principi teologici, come quello famoso sottolineato da san Cipriano di Cartagine: \u201cIl vescovo \u00e8 nella Chiesa e la Chiesa \u00e8 nel vescovo, e se qualcuno non \u00e8 con il vescovo, non \u00e8 nella Chiesa\u201d [9]. Il primato a livello regionale \u00e8 una questione di convenienza canonica, si basa sui canoni della Chiesa, in particolare sul gi\u00e0 citato Canone Apostolico 34. Per quanto riguarda il \u201cprimato universale\u201d, non c&#8217;\u00e8 alcun canone, n\u00e9 alcun testo dei padri che lo descriva [10]. Esistono solo i canoni che stabiliscono la <em>taxis<\/em> (ordine) per i cinque grandi patriarcati. Tale <em>taxis<\/em> implica che uno debba essere il primo, ma non fornisce alcuna indicazione circa le sue prerogative rispetto agli altri quattro patriarchi.<\/p>\n<p>E\u2019 sulla base di queste considerazioni che il documento di Mosca insiste sul fatto che le \u201cfunzioni del <em>primus<\/em> sui vari livelli non sono identiche e non possono essere trasferite da un livello all&#8217;altro\u201d. Il documento spiega che \u201cil trasferimento delle funzioni del ministero del primato, dal livello di una diocesi al livello universale, significa riconoscere una particolare forma di ministero, quella di un &#8220;gerarca universale&#8221; che goda del potere di magistero e amministrativo sull\u2019intera Chiesa universale. Tale riconoscimento, in quanto elimina l&#8217;eguaglianza sacramentale dei vescovi, porta alla comparsa di una giurisdizione di un primo gerarca universale, che non \u00e8 mai menzionato, n\u00e9 nei sacri canoni, n\u00e9 nella tradizione patristica\u201d [11].<\/p>\n<p>Il documento di Mosca afferma inoltre che \u201cl&#8217;ordine dei dittici \u00e8 cambiato nel corso della storia. Nel primo millennio della storia della Chiesa il primato d&#8217;onore apparteneva alla sede di Roma. Dopo la rottura della comunione eucaristica tra Roma e Costantinopoli a met\u00e0 dell\u2019XI secolo, il primato nella Chiesa ortodossa \u00e8 passato alla sede pi\u00f9 vicina nell&#8217;ordine del dittico, cio\u00e8 a quella di Costantinopoli. Da allora, il primato d&#8217;onore a livello universale nella Chiesa ortodossa \u00e8 appartenuto al Patriarca di Costantinopoli, in quanto <em>primus inter pares<\/em> tra i Primati delle Chiese ortodosse locali\u201d [12].<\/p>\n<p>Questa affermazione \u00e8 contestata da alcuni teologi ortodossi che fanno riferimento al fatto che il canone 28 del Concilio di Calcedonia, su cui \u00e8 basato il primato del patriarca di Costantinopoli, non parla di lui come \u201csecondo dopo\u201d il vescovo di Roma, ma lo riconosce invece \u201cuguale\u201d a quest&#8217;ultimo. Significa forse questo che nella Chiesa universale del primo millennio ci fosse una sorta di doppio primato, con un papa per l&#8217;Occidente e uno per l&#8217;Oriente? Le fonti bizantine parlano solo della pentarchia, concetto ufficialmente approvato dall&#8217;imperatore Giustiniano, in base al quale l&#8217;intera ecumene \u00e8 divisa in cinque patriarcati, i cui diritti e privilegi sono equivalenti. Questa uguaglianza si \u00e8 riflessa nei Concili ecumenici in vari modi: nel modo in cui si sono svolte le discussioni, come sono state prese le decisioni, come sono stati firmati i decreti.<\/p>\n<p>Alcuni danno per scontato che la sinodalit\u00e0 \u00e8 talmente legata al primato che non ci pu\u00f2 essere sinodo senza qualcuno che lo presieda. Ma, alla luce della prassi nel primo millennio, questo vale pienamente solo per il livello regionale. In effetti, a questo livello c\u2019era il metropolita che presiedeva il Concilio, e nessun Concilio poteva aver luogo senza la sua presidenza (a meno che il Concilio non fosse stato convocato per deporre il metropolita, nel qual caso uno dei vescovi anziani lo avrebbe presieduto). Per quanto riguarda il livello diocesano, non ci sono stati n\u00e9 Concili, n\u00e9 sinodi, poich\u00e9 tutti i Concili della Chiesa antica erano in realt\u00e0 riunioni di vescovi, e in ogni diocesi non c\u2019era che un unico vescovo.<\/p>\n<p>Ma che dire del livello universale? Come il primato e la sinodalit\u00e0 sono stati esercitati nei Concili Ecumenici? Questi sono stati convocati dall&#8217;imperatore, alla cui presenza si sono svolte solo alcune sessioni di alcuni Concili. Ora, costituisce questo fatto un esercizio del primato, che pu\u00f2 essere spiegato in termini ecclesiali, o piuttosto l&#8217;imperatore era l\u00ec semplicemente per agevolare lo svolgimento delle discussioni, assicurando che l&#8217;ordine fosse osservato dai partecipanti? (In effetti, i protocolli dei Concili ecumenici indicano che le discussioni erano spesso animate e si svolgevano in un\u2019atmosfera di tensione, cosicch\u00e9 una sorta di mediazione tra le varie fazioni da parte di un\u2019autorit\u00e0 temporale era a volte molto appropriata).<\/p>\n<p>Alcuni sostengono che sia stato il patriarca di Costantinopoli ad aver presieduto i Concili Ecumenici. Se questo pu\u00f2 esser vero per alcuni Concili, non lo \u00e8 certamente per tutti. Ad esempio, al secondo Concilio Ecumenico, la presidenza pass\u00f2 da Melezio di Antiochia a Gregorio di Costantinopoli e infine a Nettario di Costantinopoli. Al terzo Concilio Ecumenico fu san Cirillo di Alessandria a svolgere un ruolo di primo piano, essendo stato deposto Nestorio di Costantinopoli. Ai quattro Concili successivi i Patriarchi di Costantinopoli, in effetti, giocarono il ruolo pi\u00f9 importante. Ma non avvenne forse cos\u00ec per il fatto che tali Concili si svolsero a Costantinopoli o in citt\u00e0 che rientravano nella giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli (Calcedonia, Nicea)? Forse che ci\u00f2 non era dovuto al fatto che Costantinopoli era la capitale dell&#8217;impero e che l&#8217;imperatore, che convocava i Concili, vi risiedeva? Chi avrebbe presieduto un Concilio ecumenico, se esso si fosse svolto a Roma, o Alessandria, o altrove?<\/p>\n<p>Sostenere che solo i Patriarchi di Costantinopoli, dal quarto secolo in poi, presiedettero i Concili Ecumenici, per il fatto che la loro cattedra nella <em>taxis<\/em> era al secondo posto dopo quella del vescovo di Roma, comporta logicamente che, se fosse stato presente, il Vescovo di Roma avrebbe presieduto lui tali Concili. Un certo numero di teologi sostiene che le cose si sarebbero effettivamente svolte cos\u00ec, indipendentemente dal fatto che tale Concilio avesse luogo a Costantinopoli o Roma. C\u2019\u00e8 stato, tuttavia, un caso in cui un papa era fisicamente presente a Costantinopoli durante un Concilio ecumenico: Papa Vigilio fu convocato nella capitale bizantina dall&#8217;imperatore Giustiniano; ma anzich\u00e9 presiedere il quinto Concilio, egli trascorse il tempo del suo soggiorno a Costantinopoli agli arresti domiciliari.<\/p>\n<p>Nel corso della sessione ad Amman, in Giordania, nel mese di settembre 2014, la Commissione teologica mista sul dialogo cattolico-ortodosso ha riflettuto sulle prerogative del vescovo di Roma come <em>primus inter pares<\/em> nel primo millennio, al fine di stabilire quali possano essere le sue prerogative, se, ipoteticamente, si ristabilisse la piena comunione tra Oriente e Occidente.<\/p>\n<p>Alcuni hanno sostenuto che in una situazione del genere il vescovo di Roma dovrebbe avere il diritto di convocare i Concili Ecumenici e presiederli. Inoltre, se i primati delle Chiese autocefale si dovessero riunire per celebrare insieme l\u2019eucarestia, il vescovo di Roma dovrebbe presiedere tale celebrazione. Ad alcuni membri della Commissione sembrava ovvio che tali prerogative derivino dal primato d&#8217;onore a livello universale. Eppure la storia della chiesa dei primi secoli non offre alcun motivo di pensare cos\u00ec. Come abbiamo visto, non c&#8217;\u00e8 stato un solo caso di un papa che abbia presieduto un Concilio Ecumenico. E non vi \u00e8 stato alcun caso in cui un papa abbia presieduto una tale concelebrazione con i patriarchi orientali.<\/p>\n<p>La questione del primato nella Chiesa universale ha diviso ortodossi e cattolici lungo tutto il secondo millennio. E\u2019 diventato un luogo comune per gli ortodossi, nella loro polemica con i cattolici, insistere sul fatto che nella Chiesa universale non ci pu\u00f2 essere nessun capo visibile, in quanto Cristo stesso \u00e8 il capo del corpo della Chiesa. Non voglio citare le numerosissime fonti a questo riguardo, dato che sono ben note.<\/p>\n<p>Tuttavia, nel XX secolo questo modo di pensare \u00e8 stato rimesso in discussione da alcuni teologi ortodossi. Il compianto decano di questo seminario, padre Alexandr Schmemann, riteneva che \u201cse la Chiesa \u00e8 un organismo universale, deve avere alla sua testa un vescovo universale come luogo di convergenza della sua unit\u00e0 e organo del potere supremo. L&#8217;idea, molto diffusa nell\u2019apologetica ortodossa, che la Chiesa non pu\u00f2 avere un capo visibile perch\u00e9 Cristo ne \u00e8 il capo invisibile, \u00e8 un\u2019assurdit\u00e0 teologica\u201d [13].<\/p>\n<p>Una valutazione dello stato attuale del dialogo cattolico-ortodosso, tuttavia, indica chiaramente che la maggior parte dei rappresentanti ortodossi concordano con le polemiche contro papato, durate un intero millennio, piuttosto che con l&#8217;opinione espressa da padre Alexander Schmemann. L&#8217;idea che la Chiesa universale necessiti di un gerarca supremo \u00e8 stata affrontata da diversi punti di vista nel corso degli ultimi cinquant&#8217;anni; ma invariabilmente gli ortodossi sono concordi nel pensare che il primato, cos\u00ec come \u00e8 espresso nella tradizione occidentale, era e rimane estraneo al cristianesimo orientale. In altre parole, gli ortodossi non sono disposti ad accettare il papismo, in qualsivoglia forma, anche se diverse voci richiedono l&#8217;adozione di una struttura pi\u00f9 centralizzata a livello universale.<\/p>\n<p>Che tipo di primato universale \u00e8, quindi, accettabile per gli ortodossi e come, in assenza del Vescovo di Roma, questo primato \u00e8 esercitato nella Chiesa ortodossa? La posizione ufficiale del Patriarcato di Mosca \u00e8 piuttosto concisa su questo punto: \u201cIl primato nella Chiesa ortodossa universale, che \u00e8 per sua stessa natura un primato d&#8217;onore, e non di potere, \u00e8 molto importante per la testimonianza ortodossa nel mondo moderno. La sede patriarcale di Costantinopoli gode di un primato d&#8217;onore, sulla base dei sacri dittici riconosciuti da tutte le Chiese ortodosse locali. Il contenuto di questo primato \u00e8 definito dal consenso delle Chiese ortodosse locali, che si esprime in particolare in occasione delle conferenze pan-ortodosse per la preparazione del Grande e Santo Concilio della Chiesa ortodossa. Nell&#8217;esercizio del suo primato, il Primate della Chiesa di Costantinopoli pu\u00f2 proporre iniziative a livello pan-ortodosso e rivolgersi al mondo esterno a nome della pienezza dell\u2019Ortodossia, a condizione che egli sia autorizzato a farlo da tutte le Chiese ortodosse locali\u201d [14].<\/p>\n<p>Dopo la sua pubblicazione, il documento di Mosca ha provocato la reazione emotiva di alcuni gerarchi ortodossi. In particolare, il metropolita Elpidophoros di Bursa ha scritto un articolo intitolato \u201cPrimus sine paribus\u201d. In esso egli critica il documento di Mosca che, a suo avviso, trasformerebbe il primato \u201cin qualcosa di esterno e quindi estraneo alla persona del primo gerarca\u201d. Per evitare ci\u00f2, egli propone che si consideri qualsiasi istituzione ecclesiastica come \u201csempre ipostatizzata in una persona\u201d e che la fonte del primato a tutti e tre i livelli di organizzazione della chiesa \u00e8 il primo gerarca in se stesso [15]. Per la prima volta un gerarca ortodosso ha affermato senza mezzi termini che il Patriarca ecumenico non \u00e8 <em>primus inter pares<\/em>, ma <em>primus sine paribus<\/em>. Vale a dire, come il papa in Occidente, egli \u00e8 al di sopra di tutti gli altri primati delle Chiese ortodosse locali. Tale posizione sicuramente suona come un tentativo di impiantare l\u2019ecclesiologia cattolica romana in suolo ortodosso.<\/p>\n<p>Le osservazioni del documento di Mosca rispetto al Patriarca ecumenico non devono essere viste come dichiarazioni teologiche. N\u00e9 sono una descrizione esaustiva dei diritti e delle prerogative del <em>primus inter pares<\/em> nella tradizione ortodossa. Piuttosto, sono modesti tentativi di descrivere la situazione attuale nell\u2019Ortodossia universale. Importanza fondamentale nel documento ha la parola &#8216;consenso&#8217;. Essa indica un accordo da parte di tutte le Chiese ortodosse, relativo a talune prerogative concesse al Patriarca di Costantinopoli in quanto primo tra i primati. Tali prerogative non sono di natura teologica, n\u00e9 sono legate, per cos\u00ec dire, automaticamente al trono patriarcale della Nuova Roma. Piuttosto, esse derivano da un accordo delle Chiese ortodosse, basato in particolare sulle decisioni delle conferenze pan-ortodosse convocate dal 1960 al 1980 in preparazione del Grande e Santo Concilio della Chiesa ortodossa.<\/p>\n<p>Come tutti sappiamo, la pianificazione di questo Concilio si \u00e8 protratta per oltre mezzo secolo, e fu solo nel marzo 2014 che i Primati delle Chiese ortodosse decisero di accelerare il processo in modo che il Concilio abbia luogo nel 2016, se non insorgeranno ostacoli imprevisti. E\u2019 stato concordato che il Patriarca ecumenico occuper\u00e0 il posto centrale nel presidio del Concilio. Seduti intorno a lui, alla sua destra e sinistra, saranno i suoi compagni primati, in conformit\u00e0 con i dittici. L&#8217;immagine visibile del Concilio esprimer\u00e0 l\u2019ecclesiologia ortodossa e sar\u00e0 in contrasto con l&#8217;immagine del Concilio della Chiesa cattolica romana, in cui il papa \u00e8 seduto su un trono speciale, separato dagli altri vescovi.<\/p>\n<p>E\u2019 di fondamentale importanza il fatto che le decisioni del Concilio pan-ortodosso saranno prese per consenso, e non a votazione, e che chi le approver\u00e0 sar\u00e0 l&#8217;intera assemblea dei vescovi, e non un \u201cprimate universale\u201d. Questo, ancora una volta, indica una differenza cruciale tra ortodossi e cattolici nella comprensione della sinodalit\u00e0 e del primato. L\u2019ecclesiologia cattolica comporta che il primato, a livello universale, sia superiore alla sinodalit\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 il Papa che conferma le decisioni del Concilio (Sinodo); senza la sua conferma nessun decreto del Concilio pu\u00f2 essere valido. Per gli ortodossi, la sinodalit\u00e0 \u00e8 superiore al primato, dal momento che il primate \u00e8 subordinato al Concilio. A livello regionale, si tratta di un primate che \u00e8 subordinato al Sinodo regionale e ad esso rende conto, nonostante sia lui a convocarlo e presiederlo. A livello universale, \u00e8 un collegio di primati che deve rendere conto al resto dei vescovi. Il primo gerarca di questo collegio convoca il Concilio e lo presiede, ma insieme ad altri primati pari a lui.<\/p>\n<p>La pratica dell\u2019esercizio del primato a livello universale nell\u2019Ortodossia continua ad essere oggetto di riflessione per i teologi ortodossi. Il processo di preparazione del Concilio ha messo in luce diverse differenze tra le Chiese autocefale nella loro comprensione di ci\u00f2 che questo primato dovrebbe comportare. Uno dei problemi all&#8217;ordine del giorno \u00e8 quello dell\u2019autocefalia. Chi ha il diritto di concedere l\u2019autocefalia? La storia mostra casi diversissimi di come l\u2019autocefalia sia stata ottenuta. Nella maggior parte dei casi, essa \u00e8 stata proclamata da una Chiesa particolare, e solo pi\u00f9 tardi, a volte con grande ritardo, \u00e8 stato dato il riconoscimento da Costantinopoli e le altre Chiese locali.<\/p>\n<p>Per esempio, la Chiesa russa divenne di fatto autocefala nel 1448, quando il metropolita di Mosca fu eletto senza il consenso del Patriarca di Costantinopoli (che a quel tempo era in unione con Roma). E solo negli anni 1589-1593 i Patriarchi orientali riconobbero tale autocefalia. Ci\u00f2 fu fatto per mezzo di due lettere, firmate non solo dal Patriarca ecumenico, ma anche dagli altri patriarchi d&#8217;Oriente. In queste lettere, si riconosceva il rango patriarcale del primate della Chiesa russa e il Patriarca di Mosca veniva messo al quinto posto dopo i quattro Patriarchi d&#8217;Oriente.<\/p>\n<p>L\u2019intervallo di tempo tra la proclamazione dell\u2019autocefalia e il suo riconoscimento da Costantinopoli poteva variare da meno di venti a pi\u00f9 di settanta anni. La Chiesa di Grecia, per esempio, ha proclamato l&#8217;autocefalia nel 1833, ma Costantinopoli l\u2019ha riconosciuta solo nel 1850. La Chiesa di Serbia ha restaurato la propria autocefalia nel 1832, che \u00e8 stata riconosciuta nel 1879. La Chiesa di Romania l\u2019ha dichiarata nel 1865, ma \u00e8 stata riconosciuta nel 1885. La Chiesa di Bulgaria ha proclamato la propria autocefalia nel 1872, ma fu solo nel 1945 che il Patriarca di Costantinopoli la riconobbe mediante un apposito Tomo. La Chiesa d&#8217;Albania l\u2019ha dichiarata che nel 1922, ma \u00e8 stata riconosciuta nel 1937.<\/p>\n<p>La Chiesa di Georgia \u00e8 un caso speciale. L&#8217;autocefalia le \u00e8 stata concessa nel 466 dal Patriarcato di Antiochia, ma tale autocefalia \u00e8 stata abolita dallo zar russo nel 1811 per poi essere ripristinata nel 1918. Il Patriarcato di Mosca l\u2019ha riconosciuta nel 1945, mentre il Patriarca di Costantinopoli ufficialmente ha riconosciuto l\u2019autocefalia della Chiesa di Georgia solo nel 1989, con un apposito Tomo mandato dal Patriarca ecumenico al Catholicos-Patriarca della Georgia.<\/p>\n<p>In tutti i casi di cui sopra, le varie Chiese datano la propria autocefalia al momento in cui essa \u00e8 stata dichiarata. Secondo Costantinopoli, invece, l\u2019inizio dell\u2019autocefalia dovrebbe essere considerato il momento in cui il Trono Ecumenico ha prodotto il Tomo relativo all\u2019autocefalia. Fino a poco tempo fa il Patriarcato di Costantinopoli ha rivendicato a s\u00e9 il diritto esclusivo di concedere l\u2019autocefalia. Questo punto di vista \u00e8 espresso dal Metropolita Elpidophoros che sostiene che \u201cnella persona dell&#8217;arcivescovo di Costantinopoli vediamo coincidere in modo unico tutti e tre i livelli del primato, vale a dire quello locale (come Arcivescovo di Costantinopoli-Nuova Roma), quello regionale (come Patriarca), e quello universale (come Patriarca Ecumenico). Questo triplice primato si traduce in privilegi specifici, come ad esempio il diritto di ricorso e il diritto di concedere o annullare l\u2019autocefalia\u201d [16].<\/p>\n<p>Durante la discussione di tale questione nel quadro della preparazione del Concilio pan-ortodosso si \u00e8 convenuto che in futuro la concessione dell\u2019autocefalia sar\u00e0 un processo a livello pan-ortodosso, cui parteciperanno tutte le Chiese autocefale. Il Tomo di autocefalia dovr\u00e0, quindi, essere firmato da tutti i primati. Resta da concordare in che ordine le firme dei primati appariranno nel prossimo Tomo, ma sembra che si sia giunti a un consenso circa la necessit\u00e0 della partecipazione di tutte le Chiese a questo processo decisionale. Inutile dire che l\u2019annullamento dell\u2019autocefalia non potr\u00e0 avvenire senza il consenso di tutte le Chiese ortodosse.<\/p>\n<p>Forse tale consenso potr\u00e0 aprire la strada per risolvere la difficile questione dell\u2019autocefalia della Chiesa ortodossa in America. La sua autocefalia, concessa dal Patriarcato di Mosca nel 1970, \u00e8 riconosciuta solo da alcune Chiese ortodosse, anche se lo stato canonico dei suoi vescovi non \u00e8 mai stato messo in discussione da nessuna Chiesa. La questione, insieme ad altre simili questioni in sospeso (ad esempio, lo stato canonico dell\u2019attuale primate della Chiesa Ortodossa delle terre ceche e di Slovacchia), dovrebbe essere risolto dall\u2019Ortodossia nella sua pienezza. Per risolvere questi problemi \u00e8 necessario che non solo il primato, ma anche la sinodalit\u00e0 siano correttamente esercitati a livello universale. Speriamo che il tanto atteso Concilio pan-ortodosso diventi un evento in cui il principio della sinodalit\u00e0 sia pienamente attuato, e il primato sia esercitato strettamente nel quadro del processo decisionale consensuale.<\/p>\n<p>Vorrei concludere questa prolusione citando il paragrafo finale della &#8216;posizione del Patriarcato di Mosca sul primato nella Chiesa universale&#8217;: \u201cIl Primato nella Chiesa di Cristo \u00e8 chiamato a servire l&#8217;unit\u00e0 spirituale dei suoi membri e il mantenimento della sua vita in buon ordine, perch\u00e9 Dio non \u00e8 autore della confusione, ma della pace (1 Cor. 14:33). Il ministero del primato nella Chiesa \u00e8 estraneo all&#8217;amore del potere del mondo laico e ha come fine di edificare il corpo di Cristo, &#8230; affinch\u00e9 noi &#8230; vivendo secondo la verit\u00e0 nella carit\u00e0, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che \u00e8 il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo\u2026 mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l&#8217;energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carit\u00e0\u201d (cf. Ef. 4, 12-16).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00b9I.V. Kireevskij, Sulla necessit\u00e0 e possibilit\u00e0 di nuovi principi per la filosofia. Appunto su direzione e metodi.<\/p>\n<p>\u00b2Conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa. La comunione ecclesiale, la sinodalit\u00e0 e l\u2019autorit\u00e0. Ravenna, 13 ottobre 2007. Par 5. In seguito indicato come Documento di Ravenna<\/p>\n<p>\u00b3 Documento di Ravenna, 10.<\/p>\n<p>\u2074 Documento di Ravenna, 43.<\/p>\n<p>\u2075 Documento di Ravenna, 44.<\/p>\n<p>\u2076S. Ignazio di Antiochia, Lettera agli smirnesi, VIII, 1.<\/p>\n<p>\u2077Posizione del Patriarcato di Mosca sulla questione del primato nella Chiesa universale. In seguito indicato come Documento di Mosca.<\/p>\n<p>\u2078 Documento di Mosca, 1 (1, 2, 3).<\/p>\n<p>\u2079Cipriano di Cartagine, Ep. 69.8, PL 4, 406A.<\/p>\n<p>\u00b9\u2070 Documento di Mosca, 1 (1, 2, 3).<\/p>\n<p>\u00b9\u00b9 Documento di Mosca, 3.<\/p>\n<p>\u00b9\u00b2 Documento di Mosca, 1 (3).<\/p>\n<p>\u00b9\u00b3Alexander Schmemann. \u2018The Idea of Primacy in Orthodox Ecclesiology.\u2019 In: The Primacy of Peter: Essays in Ecclesiology and the Early Church. Edited by John Meyendorff. Crestwood, NY: St. Vladimir\u2019s Seminary Press. 150-151.<\/p>\n<p>\u00b9\u2074 Documento di Mosca, 5.<\/p>\n<p>\u00b9\u2075http:\/\/www.patriarchate.org\/documents\/first-without-equals-elpidophoros-lambriniadis.<\/p>\n<p>\u00b9\u2076http:\/\/www.patriarchate.org\/documents\/first-without-equals-elpidophoros-lambriniadis.<\/p>\n<p>\u00b9\u2077 Documento di Mosca, 6.<\/p>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Relazione presentata dal metropolita Hilarion di Volokolamsk al Seminario Teologico ortodosso di San Vladimir (New York) l&#8217;8 novembre 2014 in occasione dell\u2019ottenimento del titolo honoris causa di Doctor of Divinity.<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":111107,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[95,9,1,2,12],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/111091"}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=111091"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/111091\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/111107"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=111091"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=111091"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=111091"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}