{"id":10428,"date":"2009-12-18T20:14:13","date_gmt":"2009-12-18T17:14:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mospat.ru\/2009\/12\/18\/news10428\/"},"modified":"2009-12-18T20:14:21","modified_gmt":"2009-12-18T17:14:21","slug":"italiano-la-testimonianza-cristiana-per-unire-l%e2%80%99europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.mospat.ru\/it\/2009\/12\/18\/news10428\/","title":{"rendered":"La testimonianza cristiana per unire l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p><em>Il presente discorso \u00e8 stato tenuto il 15 novembre 2002 dall\u2019arcivescovo Hilarion Alfeev, presidente del Dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, al Simposio internazionale \u201cLa Sapienza come fonte dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Europa: Religione, Arte, Scienze\u201d, alla Camera dei Deputati del Parlamento Italiano. Il testo, rivisto dall\u2019autore, \u00e8 stato pubblicato come introduzione al libro di Benedetto XVI <\/em>Europa, patria spirituale<em>, edito dal Centro di alti studi e di documentazione \u201cSofia: idea russa idea d\u2019Europa\u201d, per i tipi della Libreria Editrice Vaticana, nel dicembre 2009. <\/em><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>La testimonianza cristiana per unire l\u2019Europa.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il punto di vista della Chiesa Ortodossa Russa<\/strong><\/p>\n<p>Viaggiando in Europa, specialmente nei paesi tradizionalmente protestanti, mi stupisco sempre nel vedere non poche chiese abbandonate dalle loro Congregazioni, specie quelle trasformate in pub, in club, negozi, o in luoghi di attivit\u00e0 profana di altro genere ancora. Vi \u00e8 qualcosa di profondamente deplorevole in questo triste spettacolo. Io vengo da un paese nel quale per molti decenni le chiese vennero utilizzate per scopi irreligiosi. Tanti luoghi di culto furono completamente distrutti, altri convertiti in \u201cmusei di ateismo\u201d, ed altri ancora riadattati per destinarli ad istituzioni secolari. Fu questo uno dei tratti del cos\u00ec detto \u201cateismo militante\u201d che ha dominato per settant\u2019anni nel mio paese e croll\u00f2 solo in epoca piuttosto recente. Ma in Europa occidentale, quale \u00e8 la causa di fenomeni simili? Perch\u00e9 lo spazio della religione all\u2019interno della societ\u00e0 occidentale s\u00ec \u00e8 ridotto in modo tanto rilevante nei decenni recenti? Come mai la religione ha sempre meno spazio nella sfera pubblica? E ancora: perch\u00e9 questa contrazione nella presenza religiosa in Europa \u00e8 coincisa con i processi di consolidamento a livello politico, finanziario, economico e sociale?<\/p>\n<p>Non tenter\u00f2 di dare una risposta a tutte queste domande. Mi limiter\u00f2 invece a qualche osservazione sul ruolo della religione nell\u2019Europa moderna, sul possibile contributo delle Chiese e delle comunit\u00e0 religiose al processo di integrazione europea e sui modi in cui le Chiese possono sviluppare il loro rapporto col mondo. Parler\u00f2 sia da rappresentante ufficiale della Chiesa Ortodossa Russa, sia da persona la cui esperienza personale \u00e8 maturata anche dal contatto con culture europee. Esporr\u00f2 quindi non solo la posizione ufficiale della mia Chiesa, ma tenter\u00f2 di offrire anche delle riflessioni personali.<\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p><em>1. L\u2019integrazione europea ed il pericolo<\/em><\/p>\n<p><em>del \u201csecolarismo militante\u201d<\/em><em> <\/em><\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 un fenomeno etnico-culturale unico. In un territorio comparativamente piccolo, coesistono culture diverse, ciascuna con la propria identit\u00e0, lingua e tradizione plurisecolare. Nel corso della loro storia, le nazioni d\u2019Europa sono state lacerate da contrasti che spesso sono sfociati in conflitti armati. Nella maggior parte dei casi, questi atti di aggressione erano il risultato di una collisione degli interessi politici dei singoli paesi, ma non di rado la loro origine fu di natura culturale.<\/p>\n<p>Alcuni conflitti hanno avuto anche una dimensione religiosa, come quelli tra cattolici e protestanti o tra cristiani e musulmani. Certe rivalit\u00e0 interconfessionali ed interreligiose continuano ancora oggi: basti pensare all\u2019Irlanda del Nord e al Kosovo.<\/p>\n<p>Nell\u2019epoca del colonialismo, quando il mondo venne ripartito dagli imperi europei nelle rispettive sfere d\u2019influenza, le contraddizioni interne all\u2019Europa assunsero una portata globale. Le due guerre mondiali del XX secolo, che coincisero con la disintegrazione del sistema coloniale, furono infatti guerre europee, poich\u00e9 esse furono il risultato degli scontri tra gli Stati dominanti in Europa. Queste guerre, per\u00f2, colpirono il mondo intero. Di pi\u00f9: svelarono un enorme potenziale distruttivo nel variegato conglomerato di nazioni e culture europee.<\/p>\n<p>All\u2019indomani della seconda guerra mondiale, quando l\u2019Europa era in macerie, divenne evidente la necessit\u00e0 di una solidariet\u00e0 pan-europea, e non solo per la sopravvivenza del continente, ma del mondo intero. Bisognava evitare a tutti i costi quella terza guerra mondiale che avrebbe potuto annientare l\u2019intera razza umana. \u00c8 per questo motivo che, immediatamente dopo il 1945, si inizi\u00f2 a dare forma ad un sistema di vicendevole appoggio e solidariet\u00e0, ed ebbe inizio un processo d\u2019integrazione dei paesi occidentali che mirava alla costituzione degli \u201cStati Uniti d\u2019Europa\u201d. Anche la presenza di un \u201cgrande fratello\u201d dietro la cortina di ferro spingeva l\u2019Occidente ad adoperarsi per l\u2019integrazione e l\u2019unificazione.<\/p>\n<p>In principio questo processo ebbe dimensioni solo economiche, militari e politiche. E tuttavia, col passare del tempo l\u2019esigenza di uno spazio culturale comune, di un\u2019unica civilt\u00e0 europea, divenne sempre pi\u00f9 acuta. Si ritenne cos\u00ec necessario sviluppare una nuova, universale ideologia che, riducendo le tensioni ideologiche e religiose che esistevano tra i diversi popoli, avrebbe potuto assicurare la tranquilla coesistenza tra le varie culture nella rete di in un\u2019unica civilt\u00e0 europea. Per creare un\u2019ideologia di cos\u00ec ampia portata, era necessario ridurre tutte le tradizioni culturali, ideologiche e religiose d\u2019Europa ad un denominatore comune. Il ruolo di tale denominatore fu assunto dall\u2019umanesimo occidentale \u201cpost-cristiano\u201d, i cui principi essenziali furono formulati nell\u2019epoca dell\u2019Illuminismo e \u201ctestati\u201d durante la Rivoluzione francese.<\/p>\n<p>Il modello di una nuova Europa basata su questa ideologia presuppone l\u2019edificazione di una societ\u00e0 dichiaratamente secolarista, nella quale la religione pu\u00f2 avere spazio unicamente nella sfera privata. In conformit\u00e0 a questo modello secolarizzato, la religione deve essere separata sia dallo Stato che dalla societ\u00e0: non deve avere alcuna influenza sullo sviluppo sociale, n\u00e9 interferire nella vita politica. Un tale modello non solo riduce a zero la dimensione sociale di ogni religione ma costituisce una sfida per la vocazione missionaria di tante comunit\u00e0 religiose. Per le Chiese cristiane, questo modello rappresenta un\u2019autentica intimidazione perch\u00e9 mina la loro possibilit\u00e0 di predicare il vangelo a \u201ctutte le nazioni\u201d, di annunciare Cristo al mondo. Se il modello secolarizzato verr\u00e0 incondizionatamente imposto all\u2019Europa senza tenere in alcuna considerazione il ruolo specifico che la religione ha nella societ\u00e0, allora essa sar\u00e0 spinta nel ghetto, l\u00ec dove le sarebbe anche consentito di esistere, ma da dove le sarebbe sempre difficile emergere.<\/p>\n<p>I fedeli della Chiesa Ortodossa Russa vissero in un ghetto tanti decenni. Quando nel 1917 salirono al potere i bolscevichi, uno dei primi decreti che essi emanarono fu quello \u201csulla separazione della Chiesa dallo Stato e della scuola dalla Chiesa\u201d. L\u2019introduzione del primo principio, quello della separazione della Chiesa dallo Stato, era infatti attesa da tempo. Perch\u00e9, sin dall\u2019inizio del secolo XVIII, in Russia la Chiesa si trovava sotto il controllo dello Stato e cercava il modo per liberarsene. E tuttavia, separare la scuola dalla Chiesa significava che la Chiesa non avrebbe potuto svolgere pi\u00f9 alcun ruolo nell\u2019educazione. Poco dopo la rivoluzione, quando i bolscevichi adottarono la dottrina dell\u2019ateismo militante, alla Chiesa fu vietata la gestione di alcun centro di istruzione proprio. Non le era permesso pubblicare n\u00e9 libri n\u00e9 periodici, n\u00e9 di insegnare religione a bambini ed ai giovani, n\u00e9 di invitare adolescenti alla divina liturgia come chierichetti. Per tanti decenni, sino agli anni \u201980, era inimmaginabile vedere un prete all\u2019interno di una scuola, o un insegnante andare in chiesa, o uno scolaretto prestare servizio in una chiesa. Il confine tra il ghetto e il mondo esterno era tenuto strettamente sotto controllo, ed i trasgressori, quali essi fossero, severamente puniti.<\/p>\n<p>Nell\u2019Unione Sovietica la religione fu perseguitata per settant\u2019anni. Vi furono diverse ondate di persecuzione, ed ognuna ebbe un suo particolare carattere. Negli ultimi anni \u201920 e negli anni \u201930, le persecuzioni furono pi\u00f9 crudeli. Gran parte del clero fu messa a morte; tutti i monasteri, le scuole teologiche e la maggioranza delle chiese furono chiuse. Un periodo meno brutale segu\u00ec alla fine della seconda guerra mondiale, quando alcuni monasteri furono riaperti insieme a qualche scuola. Negli anni \u201960, ebbe inizio una nuova ondata di severe persecuzioni, che mirava al totale annientamento della religione che avrebbe dovuto compiersi entro l\u2019inizio degli anni \u201980. A met\u00e0 degli anni \u201980, per\u00f2, la Chiesa non solo era ancora viva ma, di fatto, per quanto lentamente, essa stava crescendo. Mentre il sistema ideologico sovietico cominciava a decadere, questa crescita diveniva sempre pi\u00f9 rapida e lo Stato guardava alla Chiesa con favore crescente. Erano dunque in atto notevoli cambiamenti nel rapporto tra Stato e Chiesa. Una cosa, tuttavia, non mut\u00f2 mai: il divieto comminato alla religione di uscire da quel ghetto nel quale era stata confinata dal regime ateo. La Chiesa era esclusa sempre da qualsiasi possibile contatto con la vita della societ\u00e0 che, a sua volta, era \u201cprotetta\u201d da uno scudo contro ogni possibile influenza religiosa. Essere un credente significava essere un paria: temi riguardanti la fede non si trattavano apertamente, le proprie convinzioni religiose si tenevano nascoste e venivano evitate conversazioni su argomenti spirituali.<\/p>\n<p>Ora, i processi che attualmente hanno luogo in Europa hanno qualche somiglianza con quelli nell\u2019Unione Sovietica. Per la religione, il secolarismo militante \u00e8 tanto pericoloso quanto lo fu l\u2019ateismo militante. Tendono entrambi ad escludere la religione dalla sfera pubblica e politica, relegandola in un ghetto, confinandola nell\u2019ambito della devozione privata. Le regole non scritte di \u201cpolitical correctness\u201d vengono sempre pi\u00f9 spesso applicate alle istituzioni religiose. In tanti casi ci\u00f2 implica il fatto che i credenti non possono pi\u00f9 esprimere le loro convinzioni apertamente, in quanto l\u2019esprimere pubblicamente la propria convinzione religiosa potrebbe essere considerato una violazione dei diritti di coloro che non la condividono.<\/p>\n<p>Si potrebbe aggiungere che in Occidente la stampa laica ha un atteggiamento in larga misura negativo nei confronti delle Chiese cristiane: la loro vita reale non interessa i giornalisti. Di solito essi sono interessati agli scandali tra le comunit\u00e0 o al loro interno. Non si pu\u00f2 assolvere le Chiese dalla loro responsabilit\u00e0 per questi tristi episodi, ma la vita delle Chiese non \u00e8 fatta solo di essi, e tuttavia sono solo episodi del genere ad essere seguiti abbondantemente dai <em>media<\/em>. Sorge questa domanda: Tale informazione negativa dei <em>media<\/em> costituisce un atto deliberato per minare la testimonianza cristiana nel mondo? E se cos\u00ec fosse, un tale comportamento potrebbe essere considerato come parte di una politica pi\u00f9 vasta, che tende alla progressiva emarginazione del cristianesimo dalla societ\u00e0 sino alla sua completa espulsione?<\/p>\n<p>I risultati di questa politica sono abbastanza evidenti. In alcuni paesi, specialmente quelli che non sono a maggioranza cattolica od ortodossa, le maestose cattedrali che sino qualche decennio fa contenevano migliaia di fedeli in preghiera sono semivuote; i seminari teologici chiudono per mancanza di vocazioni; le comunit\u00e0 religiose non si rinnovano; le propriet\u00e0 delle Chiese sono vendute; i luoghi di culto trasformati in centri per attivit\u00e0 mondane. Ancora una volta \u00e8 innegabile che in tanti casi sono le Chiese stesse responsabili della situazione, ma l\u2019effetto distruttivo del secolarismo non va sottovalutato. La religione \u00e8 realmente espulsa dalla sfera pubblica, sempre pi\u00f9 marginalizzata dalla societ\u00e0 secolarizzata. E questo nonostante il fatto che in tutto l\u2019Occidente e in Europa in particolare la maggior parte della gente creda ancora in Dio.<\/p>\n<p>Molti europei si pongono le stesse domande: come possiamo salvaguardare la testimonianza cristiana per il mondo? Come evitare che la societ\u00e0 vada a fondo nell\u2019abisso del secolarismo? Come riportare i giovani a Dio? Come costruire ponti tra la Chiesa da un lato e lo Stato, la societ\u00e0 e i <em>mass media<\/em> dall\u2019altro? La Chiesa Ortodossa Russa, con la sua esperienza unica di sopravvivenza alle pi\u00f9 dure persecuzioni, alla lotta contro l\u2019ateismo militante, riemergendo dal ghetto allorch\u00e9 la situazione politica cambiava, recuperando il proprio posto nella societ\u00e0 e ridefinendo le proprie responsabilit\u00e0 sociali, pu\u00f2 essere d\u2019aiuto all\u2019Europa per trovare risposte a questi interrogativi. La Russia e le altre Repubbliche dell\u2019ex-Unione Sovietica, diversamente da tanti paesi dell\u2019Europa occidentale, stanno vivendo un periodo di rinascita religiosa: milioni di persone tornano a Dio; ovunque si costruiscono chiese e monasteri. La Chiesa Ortodossa Russa che indubbiamente oggi \u00e8 una tra le Chiese al mondo che crescono pi\u00f9 rapidamente, non ha penuria di vocazioni: al contrario, migliaia di giovani entrano nelle sue scuole teologiche per consacrare la loro vita a Dio.<\/p>\n<p>La Chiesa Ortodossa Russa compie seri sforzi intellettuali al fine di comprendere il ruolo del cristianesimo in un mondo secolarizzato, per definire il suo rapporto con la societ\u00e0 e con lo Stato, affinch\u00e9 venga formulata con chiarezza la posizione della Chiesa nelle questioni chiave della modernit\u00e0. \u201cLe Fondamenta della Dottrina Sociale della Chiesa Ortodossa Russa\u201d, documento adottato dal Concilio dei Vescovi del 2000, \u00e8 la prova scritta del fatto che la Chiesa si accosta a questi problemi in maniera matura e responsabile, e che essa ha un potenziale intellettuale tale da essere in grado di dare ad essi risposte equilibrate e comprensibili. Una volta letto questo documento, che \u00e8 il primo testo di questo genere nell\u2019intera storia della Cristianit\u00e0 Ortodossa, ciascuno vede che esso appartiene ad una Chiesa che non vive pi\u00f9 in un ghetto, ma si trova piuttosto nel pieno delle proprie forze. Danneggiata pesantemente dall\u2019ateismo militante, questa Chiesa non \u00e8 stata mai distrutta. Al contrario, \u00e8 uscita dalla esperienza di fuoco della persecuzione rinnovata e ringiovanita. Discesa agl\u2019inferi e risorta dai morti, questa Chiesa ha davvero molto da dire al mondo.<\/p>\n<p>La situazione unica della Chiesa Ortodossa, la sua ricca esperienza nell\u2019ambito dei rapporti Chiesa &#8211; Stato, il suo radicamento nella cultura europea, e il suo ruolo importante nell\u2019edificazione di una nuova Europa, sono elementi riconosciuti dagli esponenti ufficiali dell\u2019Unione Europea. Nella sua lettera del 16 Maggio 2002 al Metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad, il Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi dichiara:<\/p>\n<p>\u201cL\u2019Europa \u00e8 un continente in cui pi\u00f9 gruppi etnici vivono insieme, ciascuno con il suo volto, la sua lingua e la propria cultura. Tutti questi elementi interagiscono tra loro. Abbiamo un compito importante: lottare a favore di un loro ulteriore sviluppo all\u2019unit\u00e0 salvaguardando i loro tratti caratteristici. \u00c8 per questo che ritengo necessario e tempestivo il contributo culturale e spirituale della Chiesa Ortodossa Russa, cos\u00ec profondamente radicata in molte aree d\u2019Europa e dei paesi confinanti. Ritengo questo contributo assai prezioso. La Chiesa Ortodossa Russa ha pieno diritto a promuovere il compimento del \u201cProgetto europeo\u201d: a questo \u00e8 chiamata dalla sua storia, dalla sua tradizione cristiana e dalla sua stessa presenza &#8230; Sono convinto che la collaborazione della Chiesa Ortodossa Russa \u00e8 necessaria ad una nuova Europa\u201d (vedi Europaica n. 1).<\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p><em>2. Come pu\u00f2 la Chiesa Ortodossa Russa <\/em><\/p>\n<p><em>contribuire al \u201cProgetto europeo\u201d per edificare<\/em><\/p>\n<p><em>la nuova Europa?<\/em><\/p>\n<p>Le parole di Prodi mostrano il mutuo interesse a collaborare tra Istituzioni politiche europee e Chiesa Ortodossa Russa. Quale pu\u00f2 essere il contributo specifico della Chiesa Ortodossa Russa al \u201cProgetto europeo\u201d, come pu\u00f2 la nostra Chiesa promuovere la sua realizzazione? Affront\u00f2 tali questioni Sua Santit\u00e0 il Patriarca Alessio II di Mosca e di tutte le Russie nella sua lettera del 3 ottobre 2002, che scrisse in occasione della inaugurazione della Rappresentanza della Chiesa Ortodossa Russa presso l\u2019Unione Europea a Bruxelles:<\/p>\n<p>\u201cLa Chiesa Ortodossa Russa opera allo scopo di dare un contributo creativo allo sviluppo delle fondamenta spirituali, filosofiche e morali della cooperazione tra i popoli d\u2019Europa; e questo per mezzo dei suoi credenti che vivono nei diversi paesi ed anche attraverso il dialogo tra le autorit\u00e0 del Patriarcato di Mosca e le Istituzioni intergovernative europee (\u2026).<\/p>\n<p>La Chiesa Ortodossa Russa \u00e8 pronta a collaborare con le Istituzioni dell\u2019Unione Europea nel campo dello sviluppo di una dimensione integrale dell\u2019Europa. Siamo pronti a prendere parte alle discussioni sul problema delle relazioni inter-etniche e interreligiose, e ad elaborare la legislazione che regoli lo status delle comunit\u00e0 religiose in Europa. E ancora: i rappresentanti della Chiesa Ortodossa Russa hanno qualcosa da dire circa i problemi connessi alla base filosofica della legislazione, sul dialogo tra le civilt\u00e0, sulla comune sicurezza europea, sulla prevenzione e sul superamento dei conflitti, sui problemi sociali, sull\u2019etica applicata alle nuove tecnologie, sulle migrazioni, ecc.\u201d (vedi Europaica n.1).<\/p>\n<p>La Chiesa Russa \u00e8 quindi pronta a collaborare con l\u2019Unione Europea in vari settori di interesse comune. <em>La domanda centrale in rapporto a essi \u00e8 su quale sistema di valori si basa la legislazione europea, quale posto \u00e8 concretamente assegnato alla religione.<\/em><\/p>\n<p>L\u2019interesse della Chiesa Ortodossa Russa in questa discussione \u00e8 condizionato dal fatto che le sue diocesi e le sue parrocchie sono gi\u00e0 presenti nei paesi dell\u2019Unione Europea e che la sua presenza \u00e8 aumentata con l\u2019allargamento dell\u2019Unione negli ultimi anni. Di pi\u00f9: questa discussione fornisce alla Chiesa Ortodossa Russa la tempestiva opportunit\u00e0 di riflettere, pi\u00f9 in generale, sul ruolo della tradizione ortodossa in un Europa unita e di condividere le sue riflessioni con le Istituzioni politiche europee. L\u2019allagamento dell\u2019UE ha aumentato il significato e l\u2019importanza delle diverse tradizioni culturali e religiose. Il loro impatto sul processo d\u2019integrazione ed il ruolo da esse avuto nel formare un sistema di valori paneuropei sono stati sino ad ora piuttosto limitati. La tradizione ortodossa \u00e8 una di quelle tradizioni. Insieme alle altre Chiese Ortodosse locali, la Chiesa Ortodossa Russa ha particolarmente a cuore la necessit\u00e0 di potenziare la dimensione spirituale e morale del processo di integrazione, permettendo che le posizioni ortodosse siano pienamente rappresentate nei documenti costituzionali dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Per la Chiesa Ortodossa Russa, non vi pu\u00f2 essere un unico modello ideologico, n\u00e9 un singolo sistema di valori spirituali e morali da imporre indiscriminatamente a tutti i paesi europei. La Chiesa Ortodossa Russa vede un\u2019Europa basata sul pluralismo autentico, un\u2019Europa nella quale la diversit\u00e0 di tradizioni culturali, spirituali e religiose sia pienamente rappresentata. Questa pluralit\u00e0 di tradizioni deve essere riflessa in ogni documento legislativo e rispettata da ogni tribunale nelle sue sentenze. Se le leggi e se quelle sentenze sono basate esclusivamente sui principi radicati nell\u2019umanesimo secolarista occidentale \u2013 con la sua particolare concezione di pace, tolleranza, libert\u00e0, giustizia, rispetto per i diritti umani, ecc. \u2013 esse rischiano di non essere accettate da una larga parte della popolazione europea, ed in particolare da quelli che, in virt\u00f9 della loro appartenenza a una tradizione religiosa, hanno una visione diversa di quegli stessi principi.<\/p>\n<p>Secondo la posizione ufficiale del Patriarcato di Mosca, rispecchiata della dichiarazione dal suo Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne fatta in connessione al lavoro della Convenzione sul futuro dell\u2019Europa, il modello secolarista occidentale non presuppone normalmente nessun legame tra valori religiosi e ordine sociale. Al contempo, fattori religiosi giocano un ruolo cruciale nel formare le dottrine politiche e sociali in tanti luoghi al di fuori della civilt\u00e0 occidentale. In alcuni paesi come l\u2019Iran, la religione \u00e8 assunta non solo come base dell\u2019ordine sociale, ma anche della struttura politica. Vi sono delle regioni, come il Tibet, dove la religione penetra in ogni livello della vita sociale, costituendo, per cos\u00ec dire, la stessa identit\u00e0 nazionale del popolo. Questi esempi provengono da fuori dell\u2019Europa: ma anche al suo interno possiamo trovare una grande diversit\u00e0 di atteggiamenti nei confronti del ruolo della religione nella societ\u00e0. Inoltre, l\u2019influenza di diversi correnti religiose in Europa diventa sempre pi\u00f9 visibile. Le questioni poste dalla Chiesa Ortodossa Russa sono dunque queste:<\/p>\n<p><em>Se l\u2019Unione Europea \u00e8 chiamata ad essere la casa comune per tanta gente, come pu\u00f2 il modello liberal umanistico secolarista circa la struttura politica avere il diritto di esercitare in essa un monopolio, un modello in gran parte riconducibile all\u2019Europa occidentale ed al Nord America? Non dovremmo forse considerare maggiormente la crescita dell\u2019influenza religiosa sulla societ\u00e0, in particolare dell\u2019Ortodossia, ma anche di gruppi neo-carismatici e dell\u2019Islam? Non \u00e8 giunta l\u2019ora di capire che la societ\u00e0 che viene privata della possibilit\u00e0 di realizzare un\u2019idea religiosa come suo elemento principale e centrale viene privata del suo stesso futuro? I terrificanti eventi in America del 2001 hanno mostrato quanto possa essere pericolosa la collisione tra due \u201cprogetti globali\u201d, l\u2019uno liberal umanistico e l\u2019altro radical conservatore allorch\u00e9 ognuno di essi si reputi senza alternativa, e quando entrambi pretendano di esercitare un monopolio. La distruzione totale dell\u2019uno da parte dell\u2019altro che a volte \u00e8 stata proposta apertamente non \u00e8 una via d\u2019uscita, piuttosto un suicidio. I partigiani della visione umanistico liberale secolarista devono accettare un autentico pluralismo d\u2019idee e di opinioni in tutta l\u2019Europa, devono riconoscere il diritto delle varie comunit\u00e0 di conservare le proprie identit\u00e0 culturali e spirituali, il nucleo delle quali \u00e8 molto spesso \u00e8 costituito dalla religione.<\/em><em> <\/em><\/p>\n<p>Queste osservazioni di carattere generale hanno portato il Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca ad avanzare sin dall\u2019inizio proposte concrete rispetto alle clausole che dal suo punto di vista si sarebbero dovute inserire nel futuro e definitivo Trattato costituzionale dell\u2019Unione. In particolare, dovrebbe essere riconosciuto che per tanti credenti sono i Comandamenti di Dio ad essere percepiti come la fonte di valori universali, mentre i non-credenti ritengono che tali valori abbiano differenti origini. Le organizzazioni religiose dovrebbero essere trattate come rappresentanti di un settore della societ\u00e0: dovrebbe essere rispettata e salvaguardata la loro libert\u00e0 di avere una propria visione dei valori fondamentali. Nel trattato costituzionale per l\u2019Europa, la libert\u00e0 individuale deve avere un contrappeso nella libert\u00e0 delle comunit\u00e0 culturali e religiose. Infatti anch\u2019esse hanno il diritto di proteggere la loro integrit\u00e0 e preservare i valori sui quali si fonda la loro esistenza.<\/p>\n<p>L\u2019estendersi dell\u2019Unione Europea verso l\u2019Oriente, prosegue la dichiarazione del Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne, non deve significare l\u2019espandersi di standard estranei alla cultura ed al modo di vivere dei paesi che entrano o che stanno per entrare nell\u2019Unione. La dittatura totalitaria di un tempo non deve essere sostituita da una nuova dittatura di meccanismi governativi pan-europei. Nell\u2019UE allargata, ciascuna cultura e ciascuna nazione deve avere la libert\u00e0 di esprimere la propria particolarit\u00e0 e deve avere accesso ai meccanismi decisionali.<\/p>\n<p>Vi dovrebbe essere chiara divisione tra le responsabilit\u00e0 e diritti dell\u2019Unione da un lato, e quelli degli Stati membri dall\u2019altro. Per la Chiesa Ortodossa Russa, ogni Stato deve avere il diritto di legiferare come crede su quello che riguarda lo stato matrimoniale e quello familiare, sulle questioni di bioetica, sui modelli educativi. I paesi di tradizione ortodossa, ad esempio, non accettano leggi che legalizzano l\u2019eutanasia, i matrimoni omosessuali, il traffico di droga, il mantenimento dei bordelli, la pornografia, ecc.<\/p>\n<p>Inoltre, crediamo che ogni paese debba avere il diritto di sviluppare il proprio modello circa il rapporto tra Stato e Chiesa.<\/p>\n<p><em>La legislazione che si limita unicamente a garantire ai cittadini il diritto alla libert\u00e0 religiosa crea, nei fatti, le condizioni per una \u201cconcorrenza selvaggia\u201d tra religioni e confessioni. Dobbiamo invece creare insieme le condizioni per le quali le libert\u00e0 democratiche di un individuo, compreso il suo diritto all\u2019autodeterminazione religiosa, non si scontrino con i diritti delle comunit\u00e0 nazionali a preservare la propria integrit\u00e0, la fedelt\u00e0 alle proprie tradizioni, etica sociale e religione. Sono elementi di particolare rilievo specialmente quando si tratta di creare una normativa relativa ai movimenti di carattere religioso distruttivi ed estremisti come pure quando si acquisiscono le prove di violazione della libert\u00e0 religiosa da parte di religioni tradizionali, la cui espansione dentro alcune parti d\u2019Europa minaccia l\u2019ordine pubblico e sociale.<\/em><\/p>\n<p><em>In molte democrazie europee la libert\u00e0 religiosa del singolo individuo \u00e8 bilanciata dalla protezione accordata alle confessioni tradizionali, sia a livello giuridico, sia al livello sociale. \u00c8 necessario conservare la variet\u00e0 di modelli circa il rapporto tra Chiesa e Stato che l\u2019Europa intera ha ereditato dalla sua storia, permettendo ai singoli paesi ed ai singoli popoli di determinare liberamente il grado di compenetrazione tra Chiesa e Stato, della loro cooperazione in ambito sociale ed umanitario, come anche nel campo dell\u2019istruzione, in quello della cultura, e in altri ancora.<\/em><em> <\/em><\/p>\n<p>Quanto detto mostra come la Chiesa Ortodossa Russa abbia gi\u00e0 preso accuratamente in considerazione i problemi che riguardano il futuro dell\u2019Europa, e come questi possano essere inseriti nei documenti fondanti dell\u2019Unione Europea e nella legislazione europea. Il dialogo tra la Chiesa Ortodossa Russa e le Istituzioni politiche europee, \u00e8 tuttavia solo all\u2019inizio. C\u2019\u00e8 da augurarsi che questo dialogo porti a un arricchimento vicendevole e che la stessa Chiesa Ortodossa Russa possa approfittare di questa stretta collaborazione con le Istituzioni politiche europee. Per la Chiesa Ortodossa Russa, che cerca di definire compiutamente il suo rapporto con la societ\u00e0 moderna, tale dialogo \u00e8 essenziale.<\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p><em>3. Valori tradizionali e standard secolaristi<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p>Consentitemi ora di tornare al tema dell\u2019integrazione europea e di offrire alcune osservazioni riguardo le possibili conseguenze pratiche, qualora il sistema secolarizzato dei valori fosse imposto all\u2019Unione Europea. Ove non si dovesse dare alcuna garanzia alle comunit\u00e0 religiose, collisioni e scontri tra le istituzioni religiose da un lato e mondo secolarizzato dall\u2019altro, saranno inevitabili. Questi scontri potranno avere luogo a vari livelli e in rapporto a varie questioni, ma non \u00e8 difficile prevedere che, nella maggior parte dei casi, verteranno su temi attinenti alla morale, che le comunit\u00e0 religiose da un lato e la societ\u00e0 moderna dall\u2019altro intendono in modo diverso. Vi \u00e8 gi\u00e0 un divario abbastanza lampante tra il sistema di valori esistente nelle religioni tradizionali e quello che \u00e8 caratteristico del mondo secolarizzato.<\/p>\n<p>Il seguente racconto, narrato dal Ministro per le Politiche dell\u2019integrazione di uno dei paesi europei, ne d\u00e0 esempio:<\/p>\n<p>\u201cUn leader islamico (&#8230;) asseriva pubblicamente che l\u2019omosessualit\u00e0 \u00e8 una malattia, al che vi fu una clamorosa reazione (&#8230;) non tanto all\u2019opinione in s\u00e9 \u2013 chiunque pu\u00f2 avere opinioni diverse \u2013 ma perch\u00e9 era un\u2019opinione espressa pubblicamente da parte di un capo religioso (&#8230;) gli omosessuali si sentirono minacciati, ed io, in quanto Ministro per le Politiche dell\u2019integrazione, mi sentii obbligato ad avere una conversazione con il clero islamico ed i principali leader musulmani a livello educativo per dare una spiegazione circa l\u2019impatto che dichiarazioni del genere hanno sulla tolleranza, sull\u2019accoglienza ed il rispetto tra i cittadini e i vari gruppi etnici\u201d.<\/p>\n<p>A mio modo di vedere questo \u00e8 un esempio tipico di collisione tra la posizione di un leader religioso da una parte, e gli standard della moderna societ\u00e0 secolarizzata, dall\u2019altra. Si possono fare a riguardo tre osservazioni. Anzitutto che l\u2019omosessualit\u00e0 \u00e8 vista dal suddetto Ministro per le Politiche dell\u2019integrazione come un fenomeno comunemente accettato, e qualunque atteggiamento negativo o critico nei confronti di essa \u00e8 da considerarsi \u201cun\u2019opinione diversa\u201d. In secondo luogo si assume che, se i capi religiosi dovessero avere opinioni diverse, che non corrispondono cio\u00e8 agli standard della moderna societ\u00e0 secolarizzata, sarebbe loro consentito di averle, ma non di esprimerle pubblicamente. In terzo luogo un gruppo minoritario, quando si sente \u201cminacciato\u201d da una qualche dichiarazione di un capo religioso, \u00e8 ritenuto bisognoso di protezione, e le autorit\u00e0 si sentono obbligate ad \u201cavere una conversazione\u201d con il leader in questione. Il racconto mostra quindi come i leader religiosi che hanno delle opinioni diverse possono agire a livello privato, ma non introdursi nella sfera pubblica: qualora oltrepassassero i confini del loro ghetto esprimendo pareri che sono in disaccordo con l\u2019opinione pubblica, \u00e8 necessario che le autorit\u00e0 della societ\u00e0 secolarizzata intervengano.<\/p>\n<p>Vediamo ora ci\u00f2 che la Chiesa Ortodossa Russa dice a proposito di tale questione ne \u201cLe Fondamenta della Dottrina Sociale\u201d (XII.9):<\/p>\n<p>\u201cLe Sacre Scritture e l\u2019insegnamento della Chiesa deplorano inequivocabilmente i rapporti omosessuali, vedendo in essi una distorsione della natura umana creata da Dio. La Chiesa Ortodossa afferma immutabilmente che l\u2019unione matrimoniale tra uomo e donna, di statuto divino, non pu\u00f2 essere comparata alle espressioni pervertite della sessualit\u00e0. Ritiene l\u2019omosessualit\u00e0 una distorsione peccaminosa della natura umana, che \u00e8 possibile superare con l\u2019esercizio spirituale che guarisce e la crescita personale dell\u2019individuo. I desideri omosessuali, non diversamente dalle altre passioni che tormentano l\u2019uomo caduto, sono sanate dai sacramenti, dalla preghiera, dal digiuno, dal pentimento, dalla lettura delle Sacre Scritture e degli scritti patristici, dall\u2019amicizia cristiana con credenti che sono in grado di dare sostegno spirituale. Pur operando con responsabilit\u00e0 nei confronti delle persone con inclinazioni omosessuali, la Chiesa si oppone risolutamente ai tentativi di presentare questa tendenza peccaminosa come una \u2018norma\u2019 oppure come qualcosa di cui essere orgogliosi e da emulare. Questo \u00e8 il motivo per il quale la Chiesa condanna ogni forma di propaganda omosessuale\u201d.<\/p>\n<p>Come potrebbero corrispondere queste dichiarazioni ai parametri della secolarizzazione occidentale? Non potrebbero essere percepite forse come una \u201cminaccia\u201d a gruppi omosessuali, come promozione dello spirito d\u2019intolleranza? Non sarebbero obbligate le autorit\u00e0 statali ad intervenire, ad esigere uno \u201cscambio di vedute\u201d con i capi della Chiesa Ortodossa Russa, per convincerli a tenere per s\u00e9, di mantenere private le proprie opinioni? \u201cLe Fondamenta della Dottrina Sociale\u201d non \u00e8 un manuale ad uso privato: \u00e8 un documento pubblico nel quale la Chiesa Ortodossa Russa esprime le sue posizioni ufficiali apertamente ed esplicitamente. Il linguaggio del documento differisce da quello della societ\u00e0 secolarizzata: la nozione del peccato, ad esempio, \u00e8 praticamente assente dal vocabolario del secolarismo. Tuttavia, la Chiesa ritiene di avere il pieno diritto di esprimere le sue posizioni pubblicamente, non solo quando concordano con le opinioni generalmente accettate, ma anche quando discordano.<\/p>\n<p>Vi sono tante altre posizioni articolate ne \u201cLe Fondamenta della Dottrina Sociale della Chiesa Ortodossa Russa\u201d che potrebbero non corrispondere agli standard del secolarismo. Per esempio, la Chiesa considera l\u2019aborto \u201cun peccato grave\u201d, uguale all\u2019omicidio, e dichiara che \u201cdal momento del concepimento qualunque intervento contro la vita del futuro essere umano \u00e8 criminale\u201d. La Chiesa respinge anche, come \u201ccontro natura e moralmente inammissibile,\u201d la cosi detta \u201cmaternit\u00e0 surrogata\u201d, insieme a ogni forma d\u2019inseminazione extracorporea. La clonazione umana \u00e8 ritenuta una \u201csfida inequivocabile alla natura stessa dell\u2019essere umano e all\u2019immagine di Dio in essa impressa, di cui fanno parte integrante la libert\u00e0 e l\u2019unicit\u00e0 della persona\u201d. La terapia fetale \u00e8 considerata \u201cassolutamente inammissibile\u201d. L\u2019eutanasia \u00e8 condannata quale \u201cforma di omicidio o di suicidio.\u201d Cambiare sesso \u00e8 considerato una \u201cribellione contro il Creatore\u201d che la Chiesa non ammette: se si presentasse per ricevere il battesimo qualcuno di sesso diverso da quello originario, egli sarebbe battezzato secondo il \u201csesso al quale appartiene al momento della nascita\u201d.<\/p>\n<p>Sin quando la Chiesa Ortodossa terr\u00e0 per se, riservate all\u2019uso interno, tali posizioni, presumibilmente esse saranno tollerate dalla societ\u00e0 moderna secolarizzata (la Chiesa Cattolica Romana ha posizioni simili). Ma cosa accadrebbe se un singolo paese dovesse adottare alcune di queste posizioni ed orientare su di esse la propria legislazione all\u2019indomani dell\u2019integrazione europea? Non sarebbe forse quest\u2019atto considerato una deviazione dai comuni parametri europei? Sino ad ora ogni paese in Europa ha avuto il diritto di stabilire le proprie norme rapportandosi direttamente alla morale umana. \u00c8 di importanza cruciale che, nella nuova Europa, ciascun paese continui a godere di questo diritto, e che nessuno standard livellante venga imposto ai membri dell\u2019Unione Europea allargata. \u00c8 d\u2019importanza altrettanto cruciale che Chiese e comunit\u00e0 religiose abbiano il diritto di esprimere le proprie posizioni sulle questioni morali non solo privatamente ma anche pubblicamente, senza essere accusate di interferire con norme stabilite, di minacciare le minoranze o di promuovere uno spirito di intolleranza.<\/p>\n<p>Alle Chiese deve essere riconosciuto il diritto di seguire le proprie tradizioni canoniche, preferendole alla legge secolarizzata nei casi in cui si verificassero sovrapposizioni ovvero un evidente contrasto. Secondo la Dottrina Sociale della Chiesa Ortodossa Russa, \u201cquando la legge umana rigetta completamente la norma divina che ha valore assoluto, rimpiazzandola con una contraria, allora quest\u2019ultima cessa di essere legge e diventa illegale, quali che siano le vesti giuridiche di cui si ammanta\u201d.<\/p>\n<p>Quindi, \u201cin tutto ci\u00f2 che concerne l\u2019ordine esclusivamente terreno delle cose, il cristiano ortodosso deve obbedire alla legge, per quanto imperfetta e sfavorevole essa sia. E tuttavia, qualora il rispetto della legge minaccia la sua salvezza eterna e comporta l\u2019apostasia o l\u2019obbligo di commettere un peccato agli occhi di Dio e del prossimo, il cristiano \u00e8 chiamato a professare con audacia la propria fede, per l\u2019amore di Dio e della sua verit\u00e0 e per la salvezza della propria anima, per la vita eterna. Dovr\u00e0 denunciare con mezzi legali la chiara violazione commessa dalla societ\u00e0 o dallo Stato contro le leggi ed i comandamenti di Dio. E se tale atto dovesse rivelarsi impossibile o inefficace, allora egli dovr\u00e0 passare alla disobbedienza civile\u201d (IV.9).<\/p>\n<p>Ovviamente, la disobbedienza alla legge civile \u00e8 una misura estrema, che una Chiesa particolare pu\u00f2 adottare in circostanze eccezionali. \u00c8 tuttavia una possibilit\u00e0 che non bisogna escludere a priori, nel caso che un sistema di valori secolarizzati divenisse l\u2019unico operante in Europa. Proprio al fine di scongiurare questa possibilit\u00e0, la legislazione europea dovr\u00e0 essere tanto inclusiva, da ammettere che sia rappresentata al suo interno una pluralit\u00e0 di posizioni, comprese quelle delle maggiori comunit\u00e0 religiose europee.<\/p>\n<p><em>4. Una \u201canima per l\u2019Europa\u201d e la solidariet\u00e0<\/em><\/p>\n<p><em>interconfessionale<\/em><em> <\/em><\/p>\n<p>Nel 1992, l\u2019allora Presidente della Commissione Europea, Jacques Delors, disse: \u201cnon edificheremo l\u2019Europa solamente su fondamenta legali o sulla base di conoscenze economiche (\u2026). Se, nel prossimo decennio, non avremo saputo dare un\u2019anima all\u2019Europa, se non saremo stati in grado di infonderle spiritualit\u00e0 e senso, allora la partita sar\u00e0 persa\u201d. Nel dire ci\u00f2, Delors molto probabilmente aveva in mente la necessit\u00e0 di riconoscere la dimensione spirituale dell\u2019integrazione europea, e non il bisogno di inventare una qualche \u201cspiritualit\u00e0 europea\u201d. Certo, l\u2019Europa ha un\u2019anima ed una tradizione spirituale di secoli. \u00c8 questa tradizione che deve essere riscoperta e ridonata all\u2019Europa, in un tempo in cui vengono messi in discussione tutti i valori tradizionali.<\/p>\n<p>Un altro ex-Presidente della Commissione Europea, Jacques Santer, afferm\u00f2 che \u201cl\u2019Europa \u00e8 ispirata dall\u2019umanesimo che si basa sulla eredit\u00e0 giudaico-cristiana\u201d e che \u201cquesto fatto dovrebbe riflettersi nella Dichiarazione dei diritti fondamentali\u201d. Concordando con questa dichiarazione in via di principio, vorrei specificare che l\u2019importanza dell\u2019eredit\u00e0 giudaico-cristiana non si limita ad aver dato forma alla civilt\u00e0 dell\u2019umanesimo: sia la tradizione giudaica che quella cristiana sono tradizioni vive, ed il loro valore, insieme a quello della tradizione islamica e delle altre maggiori religioni, deve essere pienamente riconosciuto e rispettato. Non \u00e8 giusto assorbire indiscriminatamente tutte le tradizioni in un unico \u201cdenominatore comune\u201d poich\u00e9 non sempre i loro sistemi di valore coincidono con l\u2019elemento di unificazione voluto.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 in Europa le Chiese e le diverse tradizioni religiose possono avere differenti posizioni sui singoli problemi posti dalla modernit\u00e0 esse sono unite nel chiedere che venga assicurato loro il diritto di preservare ed esprimere pubblicamente i valori in cui credono. Queste tradizioni hanno vitale importanza nel processo d\u2019integrazione dell\u2019Europa. Gran parte delle Chiese d\u2019Europa, attraverso la Conferenza delle Chiese Europee e la Commissione Cattolica delle Conferenze Episcopali della Comunit\u00e0 Europea, ha formulato proposte comuni riguardanti le Chiese e le comunit\u00e0 religiose nel Trattato costituzionale dell\u2019Unione Europea:<\/p>\n<p>\u201cL\u2019Unione Europea riconosce e rispetta il diritto delle Chiese e delle comunit\u00e0 religiose ad organizzarsi liberamente in accordo con la legge nazionale, le loro convinzioni ed i loro statuti, e di perseguire i propri obiettivi religiosi nel contesto dei diritti fondamentali.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea rispetta la specifica identit\u00e0 delle Chiese e delle comunit\u00e0 religiose ed il loro contributo alla vita pubblica e mantiene con esse un dialogo istituzionale.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea rispetta e non pregiudica lo status che le Chiese e le comunit\u00e0 religiose hanno rispetto alle singole legislazioni nazionali degli Stati membri. L\u2019Unione rispetta del pari lo status delle organizzazioni filosofiche e non-confessionali\u201d.<\/p>\n<p>Questi articoli, sottoposti alla attenzione della Convenzione sul futuro dell\u2019Europa perch\u00e9 fossero inclusi nelle sezioni appropriate della futura Costituzione europea, riflettono <em>l\u2019idem sentire<\/em> della Chiesa Cattolica, della Chiesa Ortodossa, delle Chiese protestanti e delle altre Chiese cristiane. Io credo che la solidariet\u00e0 tra cristiani europei debba divenire sempre pi\u00f9 manifesta man mano che progredisce il processo di definizione di un comune sistema di valori europeo. Sar\u00e0 soltanto insieme che i cristiani, insieme con i rappresentanti delle altre religioni tradizionali in Europa, saranno in grado di salvaguardare la propria identit\u00e0, combattere il \u201csecolarismo militante\u201d ed affrontare le altre sfide della modernit\u00e0. La Chiesa Ortodossa Russa \u00e8 pronta a collaborare a livello interconfessionale, a livello interreligioso, come a livello politico, a livello sociale e a tutti gli altri livelli con tutti coloro che non sono indifferenti alla futura identit\u00e0 d\u2019Europa, con tutti coloro che credono che i tradizionali valori religiosi sono parte integrante di tale identit\u00e0.<\/p>\n<p>Vorrei infine commentare la recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell\u2019Uomo contro l\u2019Italia, vale a dire il divieto dell\u2019esposizione dei crocefissi nelle scuole italiane. Questa sentenza va contro il diritto di ciascuno Stato a preservare le proprie tradizioni e la propria identit\u00e0, offende perci\u00f2 l\u2019inviolabile principio dell\u2019autentico pluralismo delle tradizioni. \u00c8 una manifestazione inaccettabile di secolarismo militante. L\u2019attivit\u00e0 della Corte Europea non deve capovolgersi in cinica farsa. L\u2019atteggiamento ultraliberista che ha prevalso nell\u2019adozione di quella decisione non deve dominare in Europa. Le fonti dell\u2019Europa sono cristiane. Il crocefisso \u00e8 un simbolo universale, ed \u00e8 assolutamente inammissibile che, per assecondare gli standard ultraliberisti e ateistici, si privi l\u2019Europa e le sue istituzioni sociali dei simboli che per tanti secoli hanno formato e unito le persone. Il crocefisso non \u00e8 simbolo di violenza, ma di conciliazione. Penso che in tutti questi ambiti possiamo collaborare con la Chiesa Cattolica difendendo la tradizione cristiana nei confronti del secolarismo militante e del liberismo aggressivo.<\/p>\n<p>In tale quadro, vorrei in conclusione porvi la domanda seguente: stiamo noi costruendo un\u2019Europa completamente atea e secolarista, dove Dio \u00e8 espulso dalla societ\u00e0 e la religione spinta nel ghetto del privato, oppure la nuova Europa sar\u00e0 vera casa delle religioni diverse, diventando cos\u00ec autenticamente inclusiva e pluralista? Credo sia questa la domanda che le Chiese in Europa e le comunit\u00e0 religiose devono fare, una domanda alla quale i politici hanno il dovere di rispondere. \u00c8 attorno a questa domanda che il dialogo tra le comunit\u00e0 religiose e le istituzioni politiche europee dovrebbe incentrarsi.<\/p>\n<p align=\"right\"><strong>S.E. Hilarion Alfeev Arcivescovo di Volokolamsk<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong><em>Presidente del Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca<\/em><\/strong><\/p>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente discorso \u00e8 stato tenuto il 15 novembre 2002 dall\u2019arcivescovo Hilarion Alfeev, presidente del Dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, al Simposio internazionale \u201cLa Sapienza come fonte dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Europa: Religione, Arte, Scienze\u201d, alla Camera dei Deputati del Parlamento Italiano. 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